un click pour Carlà, n'est-ce pas?Passati 15 anni, la squadra di Publitalia riesce ancora a stupire.

Il G8 a L’Aquila è figlio della sua genialità.

Il TG1 di Minzolini, nasce per l’occasione e “copre” alla perfezione tutto quanto c’è da coprire.

Lo spettacolo è completo.

Ci sono i fasti, i pranzi delle first ladies, la grande diplomazia da romanzo ottocentesco.

C’è il riscatto del grande leader, che si risolleva dalla polvere nella quale era stato gettato da.. chi se lo ricorda?

Ci sono le grandi opere: strade, case, palazzi.

C’è il magnifico Bertolaso, la solidarietà al popolo abruzzese, gli occhi del mondo sull’immane tragedia.

Sullo sfondo, le manifestazioni di dissenso sono numericamente risibili, gestite da pochi estremisti irriducibili: il manganello di Genova ha educato l’opinione pubblica italiana.

Passata l’indignazione, rimane la prudenza.

C’è la tregua politica, sancita dal Capo di Stato, Read the rest of this entry »

Lissitzky - Cuneo RossoArrivano i congressi.

I due maggiori partiti del centro sinistra, il PD e l’IdV, nei prossimi mesi cambieranno.

Motivo per cui, nonostante il tema sembri già sul nascere piuttosto noioso è giusto comunque spenderci un po’ di parole.

Facciamo così. Arrivo subito al punto.

In questo periodo di crisi ed incertezza economica, e l’abbiamo visto con le scorse europee, le destre prevalgono.

Paradossalmente (ma forse non tanto), la ggente (quella con due g) insicura ed incerta sulla sua possibilità di mantenere il proprio benessere si è rivolta a quei partiti che promettono di privilegiare i “bianchi indigeni”.

Notate bene, questo processo si può descrivere con tutte le sfumature che volete, ma la sostanza è questa.

I “bianchi europei”, spaventati dal mondo globalizzato, votano in maggioranza partiti autoreferenziali. Quei partiti che dicono che la nostra cultura è indiscutibilmente Read the rest of this entry »

solita foto messa un po' a cazzoNon ho votato l’ultimo referendum. E stò da dio.

Fin’ora avevo votato di tutto, tranne Marco Carta nello scorso Sanremo ovviamente.

Ma questa volta ho detto “fanculo”.

Molti sono stati e saranno i ricami attorno a quest’ennesima bocciatura di un referendum. Io non credo a nessuno di questi.

Sia che si dica che il ricorso al referendum è storicamente ormai fallito, sia che si pretenda che sia tolto il quorum o che sia concesso quello propositivo.

Qualcuno mi ha detto che per coerenza bisogna sempre votare.

Sono stati molti in verità, in disaccordo poi col trend di astensione generale, ma mi rendo conto di non disporre propriamente di un campione di conoscenze fedele al sentire comune.

(Avete presente quando Read the rest of this entry »

37a Cartolina e 1/2. Ma PD..

19 Dicembre, 2008

Dal Grande Brainstorming.

Mai visto dei politici di sinistra andare così d’accordo con Vespa e con i giornalisti di Libero.

Elenco in maniera un po’ random quello che è emerso ieri sera da questo frappé di menti illuminate.

1. Di Pietro è il nemico. Un populista che ruba voti alla sinistra.

Il PD ha scelto di candidare Carlo Costantini dell’IDV per l’Abruzzo, per recuperare credibilità visto che l’intera giunta del PD era stata spazzata via dalle inchieste giudiziarie.

Comincio a pensare che questa fosse solo l’apparenza da dare agli italiani.

La verità è che se il PD fosse andato da solo e avesse preso il 19% che ha preso, con l’IDV al 15%, si sarebbe dovuto sotterrare.

Da qui, l’idea illuminante: “andiamo con Di Pietro, perchè se lo facciamo andare da solo rischiamo di farci dare una batosta, poi quando perdiamo con lui, diciamo che che ci ruba voti e che ci ha fatto perdere con la sua antipolitica“. <— altro termine del cazzo.

Questo per smarcarsi finalmente dall’ex PM e avere le mani libere per “riformare” assieme al PDL la giustizia.

Sembra fantapolitica, ma a sentire l’altro punto emerso nel proseguire di Porta a Porta prende una certa consistenza.

2. La giustizia va riformata. Le intercettazioni sono troppe. Prima di tutto va fatta una legge per limitarle.

“Questa è da portare a casa il più presto possibile, eh?” Vespa ammiccava nell’assenzo generale, parlando di limitare le intercettazioni.

“Siamo il paese col più grande numero di intercettazioni, bisogna fare qualcosa” rimpallava Polito.

Invece di chiedersi se l’alto numero di intercettazioni non sia dovuto ad un alto numero di corruzione, come le cronache, dal ‘92 ad oggi fanno pensare.

Questi fanno gli americani, fregiandosi di Obama, che sta ad anni luce dall’Italia. Dimenticano forse che negli Stati Uniti oltre alle intercettazioni ci sono anche i “provocatori” di reato. Se un giudice ha il sospetto che un politico sia corrotto, gli manda un agente FBI camuffato che cerca di indurlo a commettere illegalità, ad esempio proponendogli mazzette, per poi incriminarlo.

Per non parlare della riforma della giustizia.

Di che riforma si parla? Perchè ai cittadini interessa solo che questa sia snellita dalla burocrazia e più veloce. Siamo sicuri che PDL e PD abbiano solo questo scopo in mente? Staremo a vedere.

Inutile dire che prestandosi ad una riforma che vada a toccare gli equilibri della magistratura il Pd si suiciderebbe di fronte al proprio elettorato, ma i vertici non sembrano accorgersene.

Anzi, alcuni danno l’impressione che se potessero governare senza elezioni ed elettori (vedi D’Alema) sarebbe ancora meglio.

E qui arriviamo alla fine.

Storia del PDS/ULivo – DS/Margherita – PD.

Sono anni ormai che grosse fette dell’elettorato del centro-sinistra manifestano intolleranza verso i propri rappresentanti, questi da anni non solo ignorano questi segnali ma sfoderano le più fantasiose opposizioni nei confronti di questi rigurgiti. I frasari li ricordiamo, cose tipo “x è un boomerang per la sinistra” dove per x sta chiunque non stia col comandante in carica.

Per non parlare dei soliti giornalisti da Corriere della Sera (non quelli ai quali vengono tolte le inchieste mentre seguono why not, gli altri) con i loro continui “populismo, antipolitica blablabla, ricatto opportunista blablablabla giustizialista, cavalcare il popolo (scemo) blablabla..”

Dai girotondi, al popolo di Grillo, all’IDV, questi sono diventati viavia i più acerrimi nemici per il PD. “Nemici” che nascono però ogni qualvolta l’elettorato si rende conto che non vi è una vera e propria alternativa al berlusconismo.

Provate a pensarci. Tutte le volte che è stato candidato un membro dell’attuale PD, da Occhietto a Rutelli a Veltroni, il centro-sinistra ha sempre perso le elezioni. Altro che dare la colpa all’IDV.

Con Prodi, un uomo al di fuori di certe logiche di partito e per questo costantemente indebolito e bersagliato dal partito stesso, si è sempre vinto.

Dulcis in fundo (stavolta sono stato lungherrimo, ma la questione meritava) l’ultima dichiarazione del ministro ombra per lo sviluppo economico Paola Merloni, altra mente illuminata di provenienza Margherita: “Dietro queste inchieste (quelle sulle varie giunte PD) c’è Di Pietro, l’unico che ci guadagna: forse la magistratura ha scelto l’Idv come il nuovo referente”.

A questa dichiarazione fa eco una simile di Cossiga ed è dire tutto.

Balza agli occhi immediatamente come i dirigenti del PD siano le principali vittime delle strampalate teorie di Berlusconi sulla magistratura rossa e politicizzata. Del resto, se vi ricordate bene, il PCI smise di esserlo e divenne PDS, togliendo poi la falce e martello dal simbolo soprattutto perchè incalzato da Forza Italia che parlava dei crimini di Stalin, con i quali nessuno in Italia aveva un cazzo a che fare. In pratica, sono gli unici a credere realmente alle sparate del Presidente del Consiglio.

Perciò concludo citando me stesso (lo so che non si fa, ma puppa), quello che dicevo in tempi sospetti, ma un po’ meno sospetti: “Non c’è solo Berlusconi, c’è tutto un sistema che lo sostiene, non si può combattere il primo, senza neutralizzare anche il secondo. Il PD fa parte dello stesso sitema di Berlusconi. Adesso che c’è tempo, 5 anni, possiamo provarci.”

El Pì.

Ma perchè i Democratici di Sinistra stanno con l’Union?

Questa era la domanda che, con quel tipico candore infantile, solevo rivolgere ai miei interlocutori più adulti.

Al che, mi si provava a dare una risposta.

Bah, sai, l’UV ha le sue radici nella lotta contro i fascisti, che erano dei cattivoni. Quindi l’UV è una forza di sinistra. Anche i DS (o PDS, non ricordo cos’erano ai tempi) sono una forza di sinistra, quindi, forse, sono amici.. Vabbè, noi nel dubbio, non votiamo per nessuno dei due. Se poi vincono loro, pace. Poteva andare peggio, no?

No?

Come analisi politica faceva un po’ acqua. E io bambino, che viveva di vignette di Charlie Brown e iniezioni endovena del pirata Santoro (tragicamente proiettato a televisori unificati) crescevo col dubbio.

Ok ok, la smetto di menarmela nel tentativo di farvi pensare “ma guarda com’era già intelligente da bimbo”.

La smetto.

Allora uno cresce e comincia a vedere le cose come stanno.

Cominci a sentire le prime “storielle”, su quel presidente là, su quell’altro assessore, su quello che ha fatto la telefonata a quell’altro e che ora ha ricevuto questo in cambio di chissà cosa, su Tizio che ottiene quel posto senza concorsi o con concorsi strani, su Caio (noto intrallazzone) che non si sa come prende tutti gli appalti..

E così via. Storielle, per carità, ma tante, ah se tante.

Poi arrivarono le inchieste, qualche condanna, presunte riabilitazioni, presuntuose quasi.

Niente di clamoroso (tranne una condanna a 16 mesi per abuso d’ufficio per favoreggiamenti in appalti, fonte wikipedia), e poi niente di così accertato e accertabile da poter dire “NOME e COGNOME ha fatto questo questo e quest’altro”. Resta doveroso dire però, che certe cose in una valle piccola piccola come la nostra si sanno, ah se si sanno.

Poi c’è il nostro sistema elettorale a tre preferenze, del quale ho parlato nella sesta cartolina e mezzo, che offre quasi pornograficamente il fianco ad un pauroso sistema di scambio di voti.

Ora non posso, non voglio, non devo dire che questo avvenga, anche perchè le querele arriverebbero, ah se arriverebbero. Rimane il fatto che se uno volesse fare scambio di voti, avrebbe vita facile.

E poi ci sono altre “storielle”, quelle dei delegati di alcuni partiti che si presentano ai seggi e tirano linee sui loro taccuini. “Storielle”, niente di dimostrato, ci mancherebbe.

Alla luce di questo, uno si chiede, non sarebbe il caso che un partito di sinistra (adesso si chiama PD ed è meno di sinistra), che storicamente si è posto anche verso se stesso le cosidette “questioni morali”, cerchi di emanciparsi dalle ombre del sistema dominante della politica valdostana? Magari creando un’alternativa più trasparente a quella dell’Union, come ci si era prefissati nelle primarie?

Pare di no.

La Veltronite (morbo che causa morbidità nei confronti di quelli che dovrebbero essere gli avversari politici, almeno secondo gli elettori) che degenera nella Dalemite (morbo che causa tendenza ad innamorarsi di quelli che dovrebbero essere gli avversari politici, in una sorta di sindrome di Stoccolma) pare aver infettato anche il PD valdostano. Così, almeno, sembra emergere, dagli ultimi post del blog del signor Calì (lui è quello che denuncia, non quello che si innamora).

Un post piuttosto lucido e chiarificatore che pare aver avuto un buon successo di click e che quindi vi rimbalzo.

Chiudo, da buon militante IDV, dicendo che se ci fossero più Calì e più Zoro nel PD, la fusione promessa prima delle elezioni, l’avremmo fatta di corsa.

El Pì.

Che dire? Che fare?

Circondato dal mutismo generale dei blog dei vari miei commoventi coetanei e corregionali, mi impongo di scrivere qualcosa.

Il fatto è che quando non scrivi da un po’ ti si accavallano tanti argomenti da trattare, il che fa passare la voglia.

Ma ho una soluzione.

Fottersene.

Parlerò quindi di me e di quella volta che mi sono tesserato all’Italia dei Valori.

- Perchè?

Questa è stata la prima domanda postami nella piccola sede IDV aostana al momento del tesseramento.

La prima di una lunga serie di domande alla quale ancora non so rispondere.

Mi ricordo che fin da piccolo ho sempre seguito la politica e che la questione di Mani Pulite mi colpì molto. Anche la figura di Di Pietro, la sua gestualità da teatro popolare, la sua meridionalità, l’immediatezza..

Qualcosa bisognava pur dire.

- Diciamo che Di Pietro per te è un po’ un mito allora.

Mi disse una signora presente.

- Porca puttana.

Pensai.

Nella mia mente potevo vedere Fat Mike ridere di me.

Non mi ero mai posto l’idea di avere un mito.

- I ain’t no fucking herooo

Mi canticchiavo nella testa.

Anche perchè, detto fra noi, la parola stessa mi evoca ricordi che mettono i brividi.

Poi (tipo, 10 minuti fa) ho deciso di trascendere.

Ho deciso che è stupido e immaturo storcere il naso di fronte alle etichette alle quali, facendo un passo del genere, per forza di cose, ci si espone.

O peggio, entrare in un’istituzione con un atteggiamento di diffidenza o di inadeguatezza nei confronti della stessa.

In fondo, l’importante è avere qualcosa da dire.

Del resto e per concludere, come dice il poeta

If you think that punk rock doesn’t mix with politics, you’re wrong.

El Pì.

Autunno, cadono le foglie.

La prendo da lontano.

Ieri, Mercalli, alla tv, ha detto “piogge intense”, qualche minuto dopo fuori pioveva, molto intensamente.

Un mesetto fa, il ministro Tremonti, alla tv, ha detto “tagli alla scuola”, qualche giorno dopo sono arrivati i tagli alla scuola.

Alla tv, pare, dicano tutti la verità.

Al TG1 però vanno oltre.

Al TG1 si dicono tutte le verità.

Il che complica le cose.

Nello stesso servizio si può sentire tutto ed il contrario di tutto.

Per “servizio” si intende: dato un qualunque argomento di attualità e politica, farlo commentare e spiegare da un politico della maggioranza e da uno dell’opposizione.

Si contrappongono quindi due verità, tra loro spesso speculari.

Il che da l’effetto di stare realmente perdendo del tempo nel seguire il telegiornale che si potrebbe impiegare meglio guardando cose del genere. (vi siete chiesti perchè ultimamente scrivo poco?)

Sono quasi certo di poter fare il culo a Riotta, parlando di share, con questa roba.

Proprio oggi, un esempio culminante.

Secondo l’inviata che seguiva le contrattazioni tra sindacati autonomi e Cai sulla questione Alitalia, i sindacati autonomi non volevano firmare perchè la Cai non garantiva il posto alle madri con figli piccoli o diversamente abili.

La Cai rispondeva: “garantiamo il posto alle madri con figli piccoli o diversamente abili”.

Fine servizio.

Mi arrendo, è più di un’ora che cerco il nome dello “studente universitario di centro destra” che è stato invitato ad “Anno 0″ e a “Porta a Porta” senza riuscire a venirne a capo.

Perciò lo chiamerò Giovane Azzurro.

Giovane Azzurro è un esempio brillanterrimo di interpretazione creativa del reale.

Sono giorni che passa in tv proponendo la sua teoria sulla “maggioranza silenziosa degli studenti che vorrebbe studiare invece che occupare e che si trova d’accordo con il ministro Gelmini”.

Non si ferma di fronte a nulla.

Organizza di continuo manifestazioni di 20-25 persone.

Quando Santoro gli propone una proporzione, anche se un po’ traballante, più o meno accettabile, ricavando secondo i gruppi di facebook, tra quelli che sono iscritti a gruppi contro la Gelmini e quelli che sono in gruppi a favore, una stima numerica dei due movimenti, con i risultati che ogni persona normalmente dotata di buon senso darebbe per veritiera, perde la testa.

Lui conosce la verità sulle preferenze politiche degli studenti universatari.

Il mondo di Matrix erroneamente crede, confuso da un velo alla Schopenhauer, che la maggior parte degli studenti universitari sia di sinistra e contro la riforma Gelmini.

Questa gente si sbaglia.

Giovane Azzurro è l’eletto, lui può decifrare Matrix, lui è in continua comunicazione telepatica con la Maggioranza Silenziosa degli studenti e quest’ultima adora la Gelmini.

Noi comuni mortali, schiavi della propaganda dei vari agenti Smith (noti stalinisti), non possiamo vederli.

Ma le università, soprattutto quelle umanistiche, tipo Palazzo Nuovo, sono vere e proprie roccaforti della destra.

Ma GA non può dimostrarlo, motivo per cui viene scambiato per pazzo visionario.

Una storia triste, quanto italiana.

el π

P.s: prossima volta, pillola azzurra per tutti.


Notevole è, in quantità ed omologazione, il frasario a cui lo spettatore televisivo è sottoposto nel campo dell’informazione politica.

Rimango sempre impressionato dal rituale della dichiarazione e della contro dichiarazione dei vari esponenti dei principali partiti, intervistati nei telegiornali.

Segue, in genere, la contro controdichiarzione e la contro controcontrodichiarazione.

Poi, in un giorno come ad esempio il martedì, l’infinita dialettica senza possibilità di mediazione prosegue con gli approfondimenti, Ballarò ad esempio, segue Porta a Porta.

L’opposizione “strumentalizza” e la maggioranza conduce “un’operazione mediatica”, Di Pietro è autore di “una deriva giustizialista”, il precedente governo, qualunque sia, è l’autore di un “disastro”, lascia un “buco”, altro che un “tesoretto”, al quale Tremonti risponde con la “finanza creativa”. Poi c’è il “dialogo”, questa parola è rimbalzata per mesi: dialogo a rischio, fine del dialogo, possibilità di dialogo, dialogo o inciucio?

Chi ha “salvato” l’Alitalia?

Berlusconi mentre sguazzava nei fanghi? “Balle”, è stato Veltroni che ha scritto uno lettera alla Cgil. Altra “balla?”

Tutto si perde in una spirale di parole stereotipate e ripetute in maniera martellante.

Niente di nuovo, è un vizio costitutivo della prassi politica, aumentata dal feticismo per le parole tipiche del giornalismo. Il primo Montale direbbe che è l’impoverimento espressivo tipico della comunicazione di massa.

Perciò quando vi sarete nauseati di tormentoni e orribili neologismi, un esempio su tutti “ecofurbo” (tg3 regionale Piemonte), leggetevi una poesia.

_____

Questo blog è morente.

Colpa mia, che ho smesso di scrivere con continuità.

Molto è dovuto al caldo, l’ho già accennato riferendomi ai miei testicoli vicini ad un rovente processore (sempre a proposito di poesia..), un po’ è anche per via della necessità di fermarsi qualche centinaio di metri prima di inneggiare ad una delirante lotta armata, deriva che più o meno inconsapevolmente stavo raggiungendo.

Poggiamo i fucili perciò e se per caso a qualcuno venisse in mente qualche strana idea, che non faccia il mio nome, non farò il Sofri di turno.

Molte sono le cose che ci sono passate sotto il naso in questi due-tre mesi, eh sì, avevano proprio un brutto odore di merda.

Se la cosa vi diventasse insopportabile, invece di compiere gesti estremi, fate come me: bevete molto.

el π

Ah l’estate: le vacanze.. il mare.. l’emergenza caldo.. il cinecocomero..

Il cinedeche? Il cinecocomero.

Un esperimento che può cambiare radicalmente la storia del cinema: girare un film e venderlo d’estate.

Stupore.

Mani nei capelli.

Tg1, Tg5, Studio Aperto, TgCom, Tg2 si sono lanciati su questo scoop.

Così la ricorderemo quest’estate 2008.

Nei libri di storia si parlerà di quando i fratelli Vanzina ebbero questa avveniristica illuminazione.

Come dimenticare, inoltre, la celebre dichiarazione di Nancy Brilli, su quello dei due che fa il regista, Carlo: “Con lui è molto bello lavorare, è un regista veloce, alle cinque del pomeriggio lasciavamo il set”.

Molto Renè Ferretti (vd. Boris): “Dai dai dai. La reciti, se mi permette, a cazzo di cane!”

Una vera e propria consacrazione.

A proposito di storia.

Quand’è che Giampaolo Pansa si renderà conto, risvegliandosi dal suo senile torpore, che non è proprio il momento politico ideale per tirare fuori le storielle dei partigiani rossi e cattivi che uccidevano dei poveri fascisti ormai sconfitti?

Non saprei dire se c’è un tornaconto da parte sua o se è semplicemente imbecille (politicamente ovvio..).

Io avrei una maniera alternativa di interpretare gli omicidi del dopo guerra: rabbia da olio di ricino.

Chissà che libri al vetriolo scriverebbe il nostro Giampaolo dopo 20 anni di purghe.

Nel frattempo si sta girando il film de “Il Sangue dei Vinti”, il suo primo libro, molto criticato dagli esperti del settore per via della mancanza di note e fonti, sospette quest’ultime di provenire da opere revisioniste e scritte da fascisti.

Sarà una fiction. Il che vuol dire che la casalinga di Voghera ed il signor Rossi (il marito che odia gli immigrati, ma va a troie slave) avranno finalmente la possibilita di essere informati su questi malvagi assassini rossi che ci liberarono da Mussolini e il suo alleato Hitler.

Per quel che mi riguarda, spero nella versione cinecocomero di Natale al Cesso.

el π

commenti liberi per tutti, nel blog della libertà.

Direi che il cappio si è chiuso intorno al nostro povero collo.

Onestamente, non vedo nessuna via democratica valida per uscire dal berlusconismo.

La repubblica di Weimar prodiana ha dato, cadendo, il via libera a questa oscura (come direbbe Tolkien), sottile (come direbbe Foucault) dittatura.

Mediocrazia. Governo dei media (o di mediaset) o semplicemente governo dei mediocri.

La maggioranza degli italiani Berlusconi lo vota e continuerà a votarlo in massa, perchè è come lui.

Direi che anche la metà buona degli italiani che non lo votano sono come lui.

Poi, che dire altro. La vita continua, non è che uno si sveglia al mattino e trova le cose cambiate. Il cielo è sempre blu o grigio (a seconda di dove viviate). Il sole è caldo, sempre a seconda di dove viviate, vabbè in generale è sempre caldo.

Quel che è bello resta bello, quel che è brutto resta brutto.

Ecco. Mi rendo conto, a questo punto, di citare Berlusconi.

(continua)

el π

continua

Parole sante.

Quelle scritte da un certo Achille, nel suo blog.

Uno di quelli che scrive cose che avrei voluto scrivere anch’io, ma che non scrivo perchè passo il tempo a regolarmi le basette (ce n’era una più corta dell’altra, ma quella più lunga era più bella e non sapevo come fare) e a esagerare con gli alcolici.. e a guardare la quarta serie di O.C. (sìsì sfottete, bravi).

Ecco perchè poi posto vecchie poesie a caso, l’ultima era una sorta di esperimento sul lessico che usava Marshall McLuhan. Era un testo di una canzone del mio vecchio gruppo in realtà (quello dove suonava anche il mitico JP, non devo aggiungere altro). Comunque noto che l’avete letta in molti, gonzi. Quello che non avete fatto è commentare la dodicesima cartolina e 1/2 (detta anche il pistolettone), ma sapete che sopravviverò.

Per riprendere il discorso, vivo così da almeno una settimana, ma che dico, da un mese. Si è anche aggiunto il calcio ora, e sono, come achille, di nuovo in balia della più cupa e medioevale scaramanzia.

Divano, appoggiato con la schiena, il culo per terra, mio padre seduto a destra, i gialappi in radio, e mia madre relegata in un’altra stanza. Splendido quadretto di una simil famiglia islamica.

Le parole sante sono quelle del post riferito a Bertinotti, sulle ragioni della sconfitta della sinistra. Lette? bravi, continuo allora.

Capisco che il referente sia una rivista specialistica, ma solo scorrendo tutto lo scritto col mouse ho avuto un attacco acutissimo di tunnel carpale (acciacco tipico del nerd informatico).

Si apre un bivio ora (grazie di tutto Enrico Ruggeri), mi vengono in mente due riflessioni.

Footing a Parco Stura.

Queste ultime elezioni si sono contraddistinte per il cattivo gusto dei gadget elettorali. La Sinistra Arcobaleno ne aveva due, almeno a Torino.

Il primo tutto sommato era più che accettabile: un preservativo. Non fosse che lo slogan sulla copertina (mi spiace, ma non lo ricordo) era in grado di frenare i bollenti spiriti del peggio maniaco sessuale gentile (perchè comunque per stuprare usa un preservativo).

Il secondo è viaggiare, sempre.

Il terzo era un pacco di cartine lunghe. “Coltivarla da sè / Non coltivare le mafie”.

Ora, immaginate quello che abita in un condominio di Torino Nord, intorno a Parco Stura.

Immaginate il padre di famiglia di una certa età, che non ha la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti ben chiara in testa (in ogni caso a Stura le vendono tutte).

Questo signor Rossi si sveglia tutte le mattine, scende il cane per pisciarlo e non può neanche avvicinarsi al parco.

A Parco Stura, vi giuro che finchè non l’ho visto con i miei occhi non ci credevo, è pieno di tossici, ma a perdita d’occhio, sembra un’area pic-nic a ferragosto, piena di famiglie che mangiano l’anguria, ma togliete le famiglie e metteteci i tossicodipendenti. (Delle angurie fateci un po’ quello che volete).

Immaginate allora chi vive con una situazione del genere sotto casa, che riceve dall’attivista della Sinistra Arcobaleno, un bel pacco di cartine.

Per me il movimento di voti dall’estrema sinistra alla Lega si può riassumere così.

el π

continua con Eco vs McLuhan..

COMMENTA QUI.

Suicidio.

Due giorni fa, vicino a casa mia, è spuntato un nuovo manifesto.

Un enorme falce e martello.

Sopra, la scritta “COMINCIAMO NOI COMUNISTI”.

Il diktat post-elettorale, o post-batosta, di Diliberto è diventato realtà: “Ripartire dalla falce e dal martello”.

Ora, passi il secondo, ma quante persone al giorno d’oggi usano una falce al lavoro?

A mio parere tastiera e microfono con cuffie sarebbero stati forse più appropriati: pensate a tutti i poveri operatori di call center e simili o ai ballerini di “Amici di Maria De Filippi”.

Di operai comunque ce ne sono ancora molti in questo paese. Tuttavia, nonostante il martello nel simbolo dovrebbe suggerire loro qualcosa del tipo “ehy siamo i vostri amici noi! Crocettate qui!”, questi hanno votato in massa il Pdl, o più precisamente la Lega.

Perchè?

Per cominciare, i simboli in politica se un tempo hanno avuto un valore, oggi non ce l’hanno più. Banale, ma piuttosto vero.

Per il resto, io punterei tutto sui 20 anni di televisioni private come risposta principale, che hanno cambiato testa e bisogni degli italiani.

Provo ad analizzare alcuni dei contenuti principali dei programmi tv:

Tette. Presenza costante. Continuo a considerarle in ogni caso l’espressione culturale più alta.

Sbirri. Vi ricordate quest’inverno? Il mercoledì era la “serata sbirro”, a reti unificate venivano trasmessi i vari Carabinieri, La Squadra, Distretto di Polizia.. Ricordo anche che io e i miei coinquilini reclamavamo a gran voce la serie “Ausiliari del Traffico”, ma pultroppo siamo rimasti inascoltati.

In ogni caso, era molto edificante vedere il vigile braccio della legge all’opera in una fiction, soprattutto nelle puntate sul G8 a Genova. Hmm..

Reality. Con il supporto delle sinergie tra trasmissioni che ne consegue. Mi spiego.

RaiDue, ad esempio, durante “l’Isola dei Famosi” orbita 24 ore su 24 intorno al reality, di modo da non far bastare il cambiare canale non appena si profila sullo schermo la Ventura, no.

L’Isola dei Famosi ritorna sotto mille forme, si ripropone come una peperonata in tutto il palinsesto. Trasfomando così tutti gli spettatori in ruminanti coprofaghi.

Bella come immagine no?

Ora qualcuno tra i più attenti lettori potrà dire: “ma RaiDue non è una tv privata”..

..ma andiamo su!

Dal 94 in poi, non ha più significato nulla questa distinzione.. Ero forse io che telefonavo a Saccà per dirgli in che fiction piazzare le veline scartate dalla mia televisione? Eh? Dai su.. poche stronzate.

Peraltro, bello sapere che fra poco non potremo più conoscere il contenuto di queste interessanti telefonate. Ma questa è un’altra storia.

Tiro due somme.

Per fare una rapida psicoanalisi all’italiano si può dire che tette (e pettorali of course), sbirri e reality ne soddisfino i bisogni di libido, sicurezza ed evasione.

Gli italiani si trovano a chiedere alla tv, e alla politica che c’è dietro, di risolvere questi bisogni avvertiti come primari, ma che in realtà, non sono reali.

Sono desideri indotti. In un paese con tante belle donne e uomini (non è un luogo comune, pensate alla varietà dei volti italiani), dove nei due ultimi anni i crimini sono calati e dove, nonostante tutto, l’offerta culturale resta alta, questi sono senza ombra di dubbio desideri indotti ad arte da imbonitori di destra.

La grave responsabilità della sinistra sta nel cadere sistematicamente e delle volte sospettosamente nel gioco dell’avversario per quel che riguarda il Pd. Nel non saper proporre un’alternativa valida e nel non saper proporsi come avanguardia culturale, in grado di svelare dei bisogni più opportuni per la felicità comune, da parte dell’estrema sinistra.

Il che ha portato il Pd a perdere male le elezioni checchè ne dicano e la Sinistra Arcobaleno a mandare in uno stato catatonico, praticamente in coma la sinistra di questo paese e forse anche a scriverle “scema” sulla fronte mentre giace nel letto, attaccata ai tubi.

el π

Continua..

Ha ragione Brunetta. Calci nel culo.

Chi di voi ha mai dovuto pagare una multa in una sede centrale dei vigili urbani di una grande città? Non importa, è successo a me, a Torino.

Gabbiotto delle informazioni. Due sportelli.

Nel primo, il giovane, obbligato a lavorare per due.

Nel secondo, ben due colleghi più anziani si “alternavano”. Si alternavano a non lavorare. Uno usciva, l’altro stava sulla porta guardando lo scoglionato cliente con aria sorridente, impermeabile ad ogni gesto. Poi si avvicinava a metà strada tra porta e postazione, facendo sperare chi aspettava, per poi fermarsi a scrivere al telefonino. Questo l’ho visto fare per un’ora. Giuro. Inutile bussare, inutile perdere la calma. Un sorriso sicuro tipico di chi sa di non aver nulla da temere era l’unica risposta.

Facendo la fila, chi sta dietro socializza con quello davanti, al solo scopo di rubargli il posto (gli stronzi non stanno solo dietro il vetro).

Fila per contestare. Due sportelli. All’oblò il numero 60-61. Il nostro numero: 122. Accompagnavo un amico al quale è stata messa una multa molto curiosa. Aveva parcheggiato in un parcheggio sacrosanto e non a pagamento, su una piazzola. L’ha lasciata lì quattro giorni, partendo in treno per Roma. In quei quattro giorni, il comune ha deciso di rifare l’erba in quella piazzola: ha creato dal nulla il lavoro in corso intorno alla povera Scenic, multandola.

Questa sì che è finanza creativa.

Dopo un’ora e mezza, si era al numero 64, non so spiegare perchè, davvero. Al che eravamo decisi a pagarla e farla finita, ma sempre dopo un’ora e mezza la fila dei pagamenti si era mossa dal 61-62 al 67 e noi eravamo all’83.

Ad un certo punto, con la stanza piena di gente in attesa, ovviamente tutti vittime di multe/soprusi come me e il mio amico (mi sembrava un po’ sospetta la cosa), uno dei due sportellisti si alza e chiude la tendina. Mezzogiorno, pausa pranzo, che cazzo!

Ce ne siamo andati. Magari ce la spediscono, la multa.. incrociamo le dita.

el π

Non posso sapere se l’assillante Brunetta realizzerà le sue promesse, staremo a vedere.

Discutendo con A.M. (uno che conosco, più ferrato di me in politica locale) sono usciti altri aspetti di come si potrebbe truccare il voto in Valle d’Aosta, l’unica regione d’Italia nella quale si possone esprimere tre (il gioco sta tutto qui) preferenze, invece che una o due come in tutte le altre regioni d’Italia.

Vi riporto fedelmente le sue stesse parole da msn che, sempre per la politica antifatica di questo blog, non ho intenzione di riordinare:

la riconoscibilità del voto non è data da un particolare tipo di scrittura, ma dalle cordate
(qui A.M. nega la mia tesi della cartolina sesta, perchè è un po’ uno stronzo)

se io ti dico “vota per me”, ma non posso farti fotografare la scheda, ti dico “vota per me, per pino e per carmelo” e quindi, contando poi le “combinazioni” di tris uguali, chi compra il voto può controllarlo
(il gioco viene facile considerando il numero esiguo di elettori per seggio, siamo una regione piccola)

questo si può ovviare in due modi: rendendo la preferenza unica (o al massimo doppia) e non tripla, caso unico in Italia o raggruppando le schede da scrutinare per comunità montana o per “zona ampia” (questa potrebbe essere una soluzione per eliminare queste “cordate”, rimarrebbe il problema di dover scrivere a mano le preferenze, mi sento di doverlo dire)

se ricordo bene era uno degli argomenti del referendum di novembre, che ovviamente l’UV ha boicottato
(l’UV, per chi non è valdostano e ha avuto la voglia di leggere tutto, è l’Union Valdotaine, partito autonomista, in maggioranza da molti anni)

Altri blog parlano della questione: due politici valdostani dell’opposizione, uno del PD e l’altro del PDL (un lato positivo del fatto che governa l’UV c’è, vederli contemporaneamente in minoranza da un certo brivido).

http://vincenzocali.wordpress.com/ Vincenzo Calì, PD
http://appropo.blogspot.com/ Eddy Ottoz, PdL

el π

Uno non vuole per forza pensare male, ma se lo volesse poi, i motivi ci sarebbero, eccome.

Essendo relativamente giovane è la prima volta che mi trovo di fronte ad una cosa del genere (no aspettate, non è vero, la seconda).

Di cosa sto parlando? Parlo delle regionali Valdostane e delle sue modalità di voto. NONONO, fermi. Anche se non siete valdostani, la cosa potrebbe interessarvi. Giuro.

Il voto di preferenza si esprime scrivendo con la matita copiativa, nelle apposite righe tracciate a fianco della lista votata, il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti, compresi nella lista medesima. In alternativa, è possibile indicare il numero arabo corrispondente a coloro che si vogliono votare. (sito della regione VDA)

Anche cinque anni fa si votava così, prima non saprei dire, neanche nelle altre parti d’Italia.

Con la nuova riforma elettorale gli scrutatori vengono scelti da commissioni create dai partiti partecipanti alle elezioni e non più estratti a sorte. Diciamo che hanno reso legale quello che già accadeva: leggi-fotografia le chiamano.

Ci pensate cosa comporta lo scrivere a matita su una scheda elettorale?

La prima conseguenza è l’alta esposizione all’annullamento delle schede. Ora, non è detto che ci sarà un numero record di schede nulle, ma quel che è certo è che interpretare un nome scritto a mano (sia in stampatello sia in corsivo) espone il fianco a questo fenomeno molto più che interpretare una crocetta. Se si pensa che poi chi scruta è scelto arbitrariamente dai partiti, il sospetto che alcuni nomi possano essere più incomprensibili di altri, a seconda della provenienza politica dello scrutatore, è lecito. Uno vuole credere nell’onestà dell’essere umano, però cazzo dai, se si può evitare..

La seconda è “viaggiare”, sempre.

La terza conseguenza è la facilitazione dello scambio di voti. Scrivendo sulla scheda, soprattutto in collegi, come quelli valdostani, con pochissimi elettori, fare segni di riconoscimento nella scrittura diventa di una semplicità inaccettabile in una democrazia. Si scrive in corsivo o in stampatello, il nome e il cognome, solo il cognome, il numero arabo, si può fare ad esempio la R in un certo modo, la O in un altro.. la doppia L in un altro ancora.. e così via.

In una regione che (pare) vanti veri e propri professionisti dello scambio di voto, non si può esprimere le preferenze in questo modo, no, proprio no.

Come cazzo si fa, dico io (vi piace il tono da cittadino indignato?), nel 2008, a non riuscire ad impaginare una scheda in modo tale da doverci fare solo crocette, anche scegliendo le preferenze? Probabilmente ai tempi di Augusto si sarebbe votato allo stesso modo.

Probabilmente non abbiamo mai superato i tempi di Augusto..

el π

L’altro ieri Walter Uichèn Veltroni era ospite da Ballarò.

Forse abbiamo perso un opportunità a non eleggere quest’uomo Presidente del Consiglio. Pensateci bene, al di là del vostro pensiero politico (per chi vota destra) e di quello che credete che Veltroni possa rappresentare (per chi si considera di sinistra, ma non riesce a votare PD).

Pensateci bene.

Avevamo la possibilità di eleggere, per la prima volta dopo molto tempo, qualcuno che non fosse tout cour una macchietta, un personaggio, una sagoma.. Con tutti i difetti che si può attribuire all’ex sindaco della capitale, era da tempo immemore che non si vedeva un candidato alla presidenza che reagisse come un normale essere umano agli stimoli esterni. Sono certo che gli antropologi lo avranno votato in massa.

Pensate a Rutelli, una triste parodia di Alberto Sordi (Corrado Guzzanti se l’è trovato su un piatto d’argento, già bello e pronto). Pensate a Prodi, stimatissimo all’estero sì, ma atroce dal punto di vista dell’immagine, narcotizzato e narcotizzante. E cosa dire dell’Altro? Il presidente / imprenditore / operaio / editore / amicodiputin /grandeconquistatoredigiovannidonne / napoleone / misonofattodasolo / sonountodalsignore / manganoèuneroe (ci tornerò su quest’ultima prima o poi)…

Pensateci bene. Fatto? Bravi.

Qualcuno potrà dire che questo post è un po’ superficiale.. tsk, adeguati ai tempi del dialogo, matusa!

A proposito. Parlando di questo clima di dialogo, del perchè, del percome, del percosa (non mi dilungherò a ripetere le istanze di Uolter, alcune le condivido, altre proprio no) è saltato fuori il paragone con il Compromesso Storico.

http://it.wikipedia.org/wiki/Compromesso_storico non si sa mai..

Ora da un parte abbiamo Berlinguer, interpretato da Veltroni.. hmm.. ok, diciamo che in fondo politicamente è suo figlio, sì..

Dall’altra parte, nel ruolo di Aldo Moro abbiamo… mppfffffff AHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAH..

dio…

Ok.

Walter d’ora in poi sarà “Berli Jr.”.

Silvio sarà “AHAHAH..ldo Moro” o semplicemente “AHAHAHldo”.

el π