Ma gliel’hai visto?

Così ironizzava Signorini riferendosi al pene di un giocatore della nazionale, nella sua nuova “rubrica” , Radio Serva, all’interno “dell’approfondimento” di Studio Aperto, Lucignolo.

Un luogo comune che cammina.

Francamente lo stereotipo dell’omosessuale frivolo e appassionato di gossip, evoluzione inaspettata di quello che soffre nel silenzio del suo segreto, di qualche anno fa, ha abbastanza rotto l’organo in questione.

(Ogni riferimento a blog con cui ho discusso in passato è puramente casuale. Peraltro, evitando di linkare, qualcuno ha recensito “Il Divo” di Sorrentino, dandogli 4/10.)

Viviamo in un paese dove il modello di omosessuale è Cristiano Malgioglio e quello di eterosessuale è Costantino.

Cito Fabri Fibra, pensate un po’.

Ieri ho visto Lucignolo, finchè ho retto. Non ci provano neanche più. Prima almeno fingevano di fare inchieste “scomode”, ora è solo un vuoto tette/culi.

Io non ho niente contro tette e culi, ma chiedo di riflettere su di un punto. Perchè lasciare tutta quell’impalcatura intorno? Perchè non si mandano semplicemente scene di seminudo? Non sarebbe meno ipocrita? Sicuramente sarebbe più elegante. Pensate al Bagaglino fatto solo di balletti un po’ scollacciati, bello no?

Oltre che più comodo: è dura masturbarsi sulla voce di Lucignolo mentre scorrono delle immagini in stile anni ‘80 montate e mescolate da un inequivocabile malato mentale. Uno rischia di vomitarsi sul cazzo.

Azzeccatissima la metafora di Melita nella spazzatura di Napoli. Ok, questa era un assist sotto porta. Gol.

Cosa aggiungere ancora.. Vai all’inferno, Lucignolo..

el π

No, aspettate. Troppo facile chiudere ad effetto.

Diamo un nome alle cose: andate all’inferno, Claudio Brachino e Mario Giordano.

Prendete un foglio di carta. Ve li ricordate gli assi cartesiani? Non è difficile, cercate di seguirmi.

Tracciate una linea orizzontale (x) e incrociatela con una linea verticale (y). Voilà.

Ora, nell’estremità più bassa scrivete Disinformazione, in quella più alta scrivete Informazione.

In quella più a sinistra scrivete Qualunquismo, in quella più a destra Opinione.

Sì, avrei potuto farla io e postarla direttamente, ma avrei dovuto sbattermi. Fare fatica non è nella politica di questo blog.

In ogni caso, adesso che avete sott’occhio o più probabilmente state immaginando (visto? non sono l’unico fancazzista) questo schemino, vi trovate di fronte ad una possibile idea di come possa essere classificato il giornalismo.

Si può immaginare (nonostante teoricamente l’asse cartesiano sia composto da rette infinite e che Mario Giordano con il suo Studio Aperto ci abbia dimostrato che non ci sia limite al qualunquismo e alla disinformazione) che l’asse x, quello tra opinione e qualunquismo sia più corto.

Cosa voglio dire: esprimendo opinioni può capitare di cadere facilmente nel qualunquismo, mentre invece la distanza tra informazione e disinformazione dovrebbe essere più marcata, a meno che non si voglia lucidamente disinformare (vedi sopra).

Cosa aggiungere.. potete divertirvi ad infilare giornali, telegiornali, trasmissioni politiche, all’interno di questo schema. Penso che potrete tutti constatare come la maggior parte di questi (mi viene in mente Vespa, il TG1, Ballarò) orbiteranno intorno al centro esatto, all’intersecazione delle due linee, in questo limbo tra informazione e non informazione, tra opinione e qualunquismo.

A mio parere, ma cosa dico? Oggettivamente, Anno 0 sarebbe in alto a destra, tra informazione e opinione. Marco Travaglio in alto al centro, informazione pura. Ultimamente ha cominciato anche a fare opinione in alcuni circuiti.

A proposito, dateci un occhiata: http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola/

Potrei direttamente mettere il codice per trasmettere direttamente tutto dal mio stesso blog, ma non lo farò per due ragioni: primo perchè è esteticamente orribile, la seconda è “viaggiare”, sempre.

Comunque statelo a sentire (Passaparola è la nuova rubrica online di Travaglio), male non vi fa. Ha fatto la mia stessa università (io faccio la sua stessa università via..), lavorava con Montanelli ed è un professionista serio, non un eroe, non un superuomo, uno che semplicemente fa il suo lavoro. Capisco che possa sembrare un fenomeno in questo paese.

Troppo lungo, troppo “schierato”, troppa carne al fuoco, chiudo qui.

el π

Settare un blog non fa di certo parte delle mie competenze. Sto cercando da tempo ormai uno stile sobrio che renda la mia pagina protagonista del 21° secolo. Non ci sto riuscendo.

Ho deciso allora di cominciare scrivendo, qualcosa in maniera un po’ confidenziale, per rompere il ghiaccio. Non abituatevi: questo blog non è il mio diario di esperienze e sentimenti personali, ma tutt’altro.

Cartoline da Marte deve il suo nome a Corrado Guzzanti, è un semplice omaggio alla sua ultima opera (per ora, ovvio). Quindi questo blog non contiene una lista di avvistamenti di dischetti volanti o babbacci spaziali spielberg-riani.

Comincio a rendermi conto che dire cosa non è questo blog è molto più semplice che dire cosa vorrebbe essere, quindi questo giochetto continuerà ancora per un sacco di righe.

Il nome: più lo leggo, più mi sembra azzeccato, sì, sì, ne sono convinto.

Nel ‘99, Marcello Sorgi, allora direttore de “La Stampa”, e la sua redazione ci hanno messo un giorno per decidere il nome per l’editoriale di Gramellini: il Buongiorno.. che brainstorming eh?

el π