La sinistra non può inseguire gli elettori sui bisogni costruiti in questi ultimi 15-20 anni dalla macchina di consenso di Silvio Berlusconi.
Non può e non deve rinunciare alla delegittimazione di quest’ultimo nel momento in cui ricopre un ruolo istituzionale. Berlusconi è un imprenditore che controlla grosse fette di mercato ed interessi economici, per non parlare dei reati commessi e dai forti sospetti di connivenza con la mafia.
Il fatto che poi molti italiani lo abbiano eletto costituisce già una degenerazione della nostra democrazia. Siamo già andati avanti anni luce da una premessa irrinunciabile.
Berlusconi è ineleggibile.
Il fatto che molti esponenti della sinistra (ex Ds) abbiano deliberatamente smesso di insistere su questo punto fa emergere sospetti sulla loro onestà e dignità morale. Sospetti in parte confermati dalle vicende emerse in merito a indagini sul sistema bancario italiano.
Sentendo semplicemente esprimersi il revisionista di circostanza Violante o la Finocchiaro, che continua a perdere elezioni su elezioni e continua ad avere conferme nel partito (assieme a Rutelli), si hanno solo conferme di questo.
Azzerare i quadri, bisognerebbe.
Per tornare al primo punto, quello centrale (delegittimare Berlusconi resta importante, ma andrebbe fatto anche da destra e comunque non serve ad ottenere il consenso di chi crede in lui e lo vota) bisogna cambiare la testa agli elettori.
Sì, basta con l’inseguire gli italiani, bisogna cambiargli la testa.
Creare nuovi valori, direbbe Nietszche.
Smettiamola di sguazzare nella trappola “culturale” di Forza Italia.
Bisogna trovare delle nuove parole d’ordine.
Felicità, benessere, unità, internazionalismo, fratellanza, progresso.
Bisogna smettere di dare l’impressione di navigare a vista in un sistema capitalistico che fonda un nostro traballante benessere sulla povertà della maggior parte della altre popolazioni.
Bisogna creare una rete retorica moderna e dinamica che permetta di dare l’impressione agli italiani di avere uno scopo ben chiaro, lo scopo di migliorare il pianeta in cui viviamo e di conseguenza la loro stessa esistenza.
Bisogna lasciarsi alle spalle tutto ciò che riguarda le vecchie lotte della sinistra sindacale, oramai considerate vuote, anche l’operaio (che comunque continua a guadagnare troppo poco) vuole sognare, bisogna dirgli cosa deve sognare. E deve pensare di esserci arrivato da solo.
Mi accorgo della scorrettezza politica di quest’ultima affermazione. Da un lato credo che bisogna cominciare a dire le cose come stanno, ad essere scorretti, dall’altro generalizzo consapevolmente per semplici fini di semplificazione del discorso.
Ovviamente, la politica è fatta di leggi, di decisioni, di riforme, ma queste non bastano se non sono inquadrate in un efficace progetto filosofico, in una identità nella quale tutto il paese sia dolcemente forzato a riconoscersi.
La macchina culturale della sinistra deve rinnovarsi e risvegliarsi, deve puntare a forgiare il pensiero delle nuove generazioni, deve ridicolizzare Studio Aperto, Lucignolo, i programmi di Ventura/De Filippi/Costanzo la programmazione Mediaset tutta, le discoteche con la selezione, il Papa, Miss Italia, Miss padania, l’idea stessa di padania, l’evasione fiscale, il cinema fatto male e strappalacrime, il cinema fatto male e strapparisate e tutto ciò che è stata la forza del berlusconismo in questi anni, al tempo stesso deve sapere creare alternative culturali contemporaneamente profonde e leggere, che lascino sognare.
Questo anche per permettere alla destra di questo paese di fare i conti con se stessa una volta per tutte e a ridarle una dignità, quella Montanelliana, che dal 1922 ha perso.
el π
mi riservo di decidere in seguito le modalità con le quali lasciare aperto questo post e se lasciarlo aperto, per le eventuali adesioni, miglioramenti, affilamenti di questo manifestino.
Dodicesima Cartolina. Cronaca di un Suicidio di Massa.
8 Giugno, 2008
Suicidio.
Due giorni fa, vicino a casa mia, è spuntato un nuovo manifesto.
Un enorme falce e martello.
Sopra, la scritta “COMINCIAMO NOI COMUNISTI”.
Il diktat post-elettorale, o post-batosta, di Diliberto è diventato realtà: “Ripartire dalla falce e dal martello”.
Ora, passi il secondo, ma quante persone al giorno d’oggi usano una falce al lavoro?
A mio parere tastiera e microfono con cuffie sarebbero stati forse più appropriati: pensate a tutti i poveri operatori di call center e simili o ai ballerini di “Amici di Maria De Filippi”.
Di operai comunque ce ne sono ancora molti in questo paese. Tuttavia, nonostante il martello nel simbolo dovrebbe suggerire loro qualcosa del tipo “ehy siamo i vostri amici noi! Crocettate qui!”, questi hanno votato in massa il Pdl, o più precisamente la Lega.
Perchè?
Per cominciare, i simboli in politica se un tempo hanno avuto un valore, oggi non ce l’hanno più. Banale, ma piuttosto vero.
Per il resto, io punterei tutto sui 20 anni di televisioni private come risposta principale, che hanno cambiato testa e bisogni degli italiani.
Provo ad analizzare alcuni dei contenuti principali dei programmi tv:
Tette. Presenza costante. Continuo a considerarle in ogni caso l’espressione culturale più alta.
Sbirri. Vi ricordate quest’inverno? Il mercoledì era la “serata sbirro”, a reti unificate venivano trasmessi i vari Carabinieri, La Squadra, Distretto di Polizia.. Ricordo anche che io e i miei coinquilini reclamavamo a gran voce la serie “Ausiliari del Traffico”, ma pultroppo siamo rimasti inascoltati.
In ogni caso, era molto edificante vedere il vigile braccio della legge all’opera in una fiction, soprattutto nelle puntate sul G8 a Genova. Hmm..
Reality. Con il supporto delle sinergie tra trasmissioni che ne consegue. Mi spiego.
RaiDue, ad esempio, durante “l’Isola dei Famosi” orbita 24 ore su 24 intorno al reality, di modo da non far bastare il cambiare canale non appena si profila sullo schermo la Ventura, no.
L’Isola dei Famosi ritorna sotto mille forme, si ripropone come una peperonata in tutto il palinsesto. Trasfomando così tutti gli spettatori in ruminanti coprofaghi.
Bella come immagine no?
Ora qualcuno tra i più attenti lettori potrà dire: “ma RaiDue non è una tv privata”..
..ma andiamo su!
Dal 94 in poi, non ha più significato nulla questa distinzione.. Ero forse io che telefonavo a Saccà per dirgli in che fiction piazzare le veline scartate dalla mia televisione? Eh? Dai su.. poche stronzate.
Peraltro, bello sapere che fra poco non potremo più conoscere il contenuto di queste interessanti telefonate. Ma questa è un’altra storia.
Tiro due somme.
Per fare una rapida psicoanalisi all’italiano si può dire che tette (e pettorali of course), sbirri e reality ne soddisfino i bisogni di libido, sicurezza ed evasione.
Gli italiani si trovano a chiedere alla tv, e alla politica che c’è dietro, di risolvere questi bisogni avvertiti come primari, ma che in realtà, non sono reali.
Sono desideri indotti. In un paese con tante belle donne e uomini (non è un luogo comune, pensate alla varietà dei volti italiani), dove nei due ultimi anni i crimini sono calati e dove, nonostante tutto, l’offerta culturale resta alta, questi sono senza ombra di dubbio desideri indotti ad arte da imbonitori di destra.
La grave responsabilità della sinistra sta nel cadere sistematicamente e delle volte sospettosamente nel gioco dell’avversario per quel che riguarda il Pd. Nel non saper proporre un’alternativa valida e nel non saper proporsi come avanguardia culturale, in grado di svelare dei bisogni più opportuni per la felicità comune, da parte dell’estrema sinistra.
Il che ha portato il Pd a perdere male le elezioni checchè ne dicano e la Sinistra Arcobaleno a mandare in uno stato catatonico, praticamente in coma la sinistra di questo paese e forse anche a scriverle “scema” sulla fronte mentre giace nel letto, attaccata ai tubi.
el π
Continua..
Decima Cartolina. Inferno. Girone degli Stereotipi.
3 Giugno, 2008
Ma gliel’hai visto?
Così ironizzava Signorini riferendosi al pene di un giocatore della nazionale, nella sua nuova “rubrica” , Radio Serva, all’interno “dell’approfondimento” di Studio Aperto, Lucignolo.
Un luogo comune che cammina.
Francamente lo stereotipo dell’omosessuale frivolo e appassionato di gossip, evoluzione inaspettata di quello che soffre nel silenzio del suo segreto, di qualche anno fa, ha abbastanza rotto l’organo in questione.
(Ogni riferimento a blog con cui ho discusso in passato è puramente casuale. Peraltro, evitando di linkare, qualcuno ha recensito “Il Divo” di Sorrentino, dandogli 4/10.)
Viviamo in un paese dove il modello di omosessuale è Cristiano Malgioglio e quello di eterosessuale è Costantino.
Cito Fabri Fibra, pensate un po’.
Ieri ho visto Lucignolo, finchè ho retto. Non ci provano neanche più. Prima almeno fingevano di fare inchieste “scomode”, ora è solo un vuoto tette/culi.
Io non ho niente contro tette e culi, ma chiedo di riflettere su di un punto. Perchè lasciare tutta quell’impalcatura intorno? Perchè non si mandano semplicemente scene di seminudo? Non sarebbe meno ipocrita? Sicuramente sarebbe più elegante. Pensate al Bagaglino fatto solo di balletti un po’ scollacciati, bello no?
Oltre che più comodo: è dura masturbarsi sulla voce di Lucignolo mentre scorrono delle immagini in stile anni ‘80 montate e mescolate da un inequivocabile malato mentale. Uno rischia di vomitarsi sul cazzo.
Azzeccatissima la metafora di Melita nella spazzatura di Napoli. Ok, questa era un assist sotto porta. Gol.
Cosa aggiungere ancora.. Vai all’inferno, Lucignolo..
el π
No, aspettate. Troppo facile chiudere ad effetto.
Diamo un nome alle cose: andate all’inferno, Claudio Brachino e Mario Giordano.
Parliamoci chiaro.