Kill B. Atto Finale.

26 Giugno, 2009

Andrieux - La bataille de Waterloo

“Ha mai fatto del male a qualcuno dopo aver bevuto?”

A C faceva male il ginocchio.

Sedendosi, non aveva considerato la presenza di un piano verticale in legno che scendeva, nella sua inutilità, pochi centimetri all’interno del tavolo di quello studio.

“Ha mai fatto del male a qualcuno dopo aver bevuto?”

La dottoressa incalzava, ma senza troppa convinzione.

Forse era per via del caldo.

Indossare un golf di lana a luglio non invoglia ad essere zelanti.

“Allora?”

A C faceva male al ginocchio e ora veniva anche da ridere.

“Certo che no, dottoressa”

Quello che al Sert non considerano, o perlomeno Read the rest of this entry »

Notevole è, in quantità ed omologazione, il frasario a cui lo spettatore televisivo è sottoposto nel campo dell’informazione politica.

Rimango sempre impressionato dal rituale della dichiarazione e della contro dichiarazione dei vari esponenti dei principali partiti, intervistati nei telegiornali.

Segue, in genere, la contro controdichiarzione e la contro controcontrodichiarazione.

Poi, in un giorno come ad esempio il martedì, l’infinita dialettica senza possibilità di mediazione prosegue con gli approfondimenti, Ballarò ad esempio, segue Porta a Porta.

L’opposizione “strumentalizza” e la maggioranza conduce “un’operazione mediatica”, Di Pietro è autore di “una deriva giustizialista”, il precedente governo, qualunque sia, è l’autore di un “disastro”, lascia un “buco”, altro che un “tesoretto”, al quale Tremonti risponde con la “finanza creativa”. Poi c’è il “dialogo”, questa parola è rimbalzata per mesi: dialogo a rischio, fine del dialogo, possibilità di dialogo, dialogo o inciucio?

Chi ha “salvato” l’Alitalia?

Berlusconi mentre sguazzava nei fanghi? “Balle”, è stato Veltroni che ha scritto uno lettera alla Cgil. Altra “balla?”

Tutto si perde in una spirale di parole stereotipate e ripetute in maniera martellante.

Niente di nuovo, è un vizio costitutivo della prassi politica, aumentata dal feticismo per le parole tipiche del giornalismo. Il primo Montale direbbe che è l’impoverimento espressivo tipico della comunicazione di massa.

Perciò quando vi sarete nauseati di tormentoni e orribili neologismi, un esempio su tutti “ecofurbo” (tg3 regionale Piemonte), leggetevi una poesia.

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Questo blog è morente.

Colpa mia, che ho smesso di scrivere con continuità.

Molto è dovuto al caldo, l’ho già accennato riferendomi ai miei testicoli vicini ad un rovente processore (sempre a proposito di poesia..), un po’ è anche per via della necessità di fermarsi qualche centinaio di metri prima di inneggiare ad una delirante lotta armata, deriva che più o meno inconsapevolmente stavo raggiungendo.

Poggiamo i fucili perciò e se per caso a qualcuno venisse in mente qualche strana idea, che non faccia il mio nome, non farò il Sofri di turno.

Molte sono le cose che ci sono passate sotto il naso in questi due-tre mesi, eh sì, avevano proprio un brutto odore di merda.

Se la cosa vi diventasse insopportabile, invece di compiere gesti estremi, fate come me: bevete molto.

el π

..Se poi ti viene in mente / di bere una birretta / ricorda che per mesi devi andare in bicicletta

Altro che stragi del sabato sera / è tutta una trovata / ti vogliono in galera..

Ah le mie reminiscenze (o reccionescenze AHAHAHAH AHAHAHAHA AHAHAHAHAH…) di giovane panc..

Questi erano i Punkreas e no, io non sono Lucignolo, il giovane Dee Jay della giovane notte di Italia 1.. no.

Qui nella luminescente Valle d’Aosta si sta introducendo il Joystick, per misurare lo stato di alterazione da alcol degli automobilisti fermati a colpi di paletta.

4 prove: devi fare manovra con una macchina “virtuale” (sono sicuro che qualche giornalista userà o ha usato questo termine inutile quanto abusato) e compiere delle manovre “virtuali”. Se sgarri soffi, e se hai sgarrato probabilmente sei sopra la magica soglia dello 0,5.

Questo era quello che mi spiegava l’agente delle forze dell’ordine sabato scorso (le considerazioni sul linguaggio dei giornalisti erano mie). Però lui non ce l’aveva ancora il Joystick, quindi mi è toccato soffiare e poi lasciare lì sul suo cruscotto la mia rosea e plastificata patente.

Zerosessantuno questa volta, meglio dello Zerosettantuno dell’ottobre scorso. Lo tenga in considerazione, signor giudice.. Anche questo è migliorare se stessi.

Vi evito di elencarvi giustificazioni e dichiarazioni di innocenza, la volta scorsa facendo la visita medica a medicina legale, mi sono reso conto che tutti si giustificavano e si dichiaravano innocenti.

Per certi versi magari neanche a torto, ma non mi va comunque di entrare nel merito.

Quello è il limite, una volta che lo superi sei fottuto, per quanto possa essere ingiusto o per quanto possano essere profonde o acute o scientifiche le tue critiche sull’ontologia dell’etilometro.

Per degli emandamenti ad un’editto di Ludovico il Germanico art.XXIV del codice della strada del 911 d.c. nel Sacro Romano Impero non dovrò ripetere l’esame della patente. Non so proprio dare una spiegazione migliore, controllerò gli archivi.

“Lieto fine” quindi..

el π

devo andare, probabilmente il post continua..

..in termine giudiziario si chiama “reticenza”..

Ding Dong..

Campane? Di notte?

Ding Dong..

Metto a fuoco. B saltella ancheggiando. Un ballerino di samba che ha alzato il gomito.

Legati alla cintura, 4-5 boccali da un litro.

Ding Dong.. CRASH

Pioggia di Cristallo.

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Vicino alle toilettes.

“Dov’è B?”, “Provo a chiamarlo”

Due squilli. “Chi parla?”, voce di donna.

“B dov’è? Tu chi sei?”, “ah è amico vostro? È qui, dietro una macchina. Ve lo riporto subito”, “euuh.. grazie..”.

Arriva B, si può tornare a dormire.

“Un Montenegro prima?”, si può tornare a bere.

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Al bancone.

“Dai, non me lo dai un bacio?” le chiedeva lei.

“Hmm?”, pensavo io.

“Non mi sembra il caso”, le rispondeva la barista.

“Hmm?”, ero confuso.

Siamo ragazzi di provincia, in fondo.

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Finale alternativo.

Camera d’albergo.

“Stai attento ai boccali quando ti slacci la cintura”

Shhhhhh… CRASH

Pioggia di Cristallo.

Alternativa.

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Ritorno.

Subito un enorme problema: marciapiede costeggiato da pericolosissimi spartitraffico.

Rossi e bianchi di plastica, pieni di acqua.

In nome della sicurezza, vengono tempestivamente spostati in strada.

SuperEroi.

Davvero.

el π

Tramontava il sole, si accendeva la festa. Come nelle pubblicità.

Gressoney: ce ne sono due, a distanza di qualche km. Si parla di quella con la festa della birra, la più grande di tutta la Valle, non l’altra, quella qualche km più su o più giù, insomma, che importa.

Birra tedesca, portata con i camion, servita in grossi boccali. Buoni sentimenti, come a Natale.

Sull’altro lato della strada, un furgoncino magico: ci salivano poliziotti e ne scendevano uomini. Mezza età, aspetto schivo, zainetti e marsupi gonfi. Bere sì, fino a sudare birra, fino a pensare birra, ma niente canne, assolutamente niente canne.

Non è un problema: si sa come va da queste parti. In ogni caso, ogni anno ne beccano qualcuno. Memorizzare i volti Digos, non si sa mai, può sempre tornare comodo. Fatto.

Festa, con tutto ciò che questo comporta: c’è chi adocchia una trentenne avvenente (così sembrava) e si lancia nel ballo. Ballo di gruppo. Di fronte all’orchestra che suona liscio. In prima fila.

Brano eseguito: YMCA, Village People.

Dirige: un crucco grasso con le bretelle.

“Cazzo, quel brano ha scavallato anche il trash ormai, è solo immensamente triste” pensano gli amici. La festa continua.

Seguendo le ragazze dello staff, si finisce nella zona riservata allo staff, il resto dello staff protesta. “Il poliziotto di quartiere ha detto che potevamo”, ci si giustifica. Poco credibile. Assolutamente vero.

E così via.. nella folla spunta un volto Digos: “Tana a Digos!”. Digos risponde con sguardo attonito, tastando il marsupio/arma da fuoco. Per sicurezza ci si dilegua nella folla, ma col sorriso sulle labbra. Come minimo avrebbe chiesto i documenti, sarebbe stato tempo perso, per entrambi.

Il numero di forze dell’ordine, presenti alla manifestazione, è sproporzionato anche in relazione ai 120000 abitanti di tutta la fottuta regione.. ma non fa niente. Si continua.

Qualcuno di fronte alla toilette (con le canalette, come a Monaco.. ma dove pisciano le donne?) fa i suoi bisogni. Non dentro, di fronte, guardando con aria di sfida, oltre che col pene in mano. Situazione poco chiara, meglio cambiare aria, lasciar perdere. Si continua.

Di nuovo forze dell’ordine, questa volta carabinieri in divisa. “E voi? non siete a Nassiriya? A divertirvi?”, rispondono sorridendo: è gente di paese, gente alla mano. Non i soliti meridionali, completamente spaesati dall’esilio in una valle di alcolisti, situata nel sedere dei lupi (estinti peraltro).

“Perchè avete le righe rosse sui pantaloni?”

“Per trovarci le tasche”, rispondono.. Amicizia fatta.

Si continua, fino a che non è ora di tornare.

el π

Musica reggae, volume alto, dopo il concerto degli Africa Unite. I Murazzi, il lungo Po di Torino, gremiti di locali, brulicanti di vita.

Si stoppa la musica. Il popolo di Giancarlo (celebre locale, quest’anno incendiatosi) si adegua.

Silenzio.

“Il signor M è atteso fuori. Un suo amico è caduto nel Po”.

“COSA?” pensa ad altavoce il signor M, guardando il signor B.

“Il signor M è atteso fuori. Un suo amico è caduto nel Po”.

Ridere, per forza, come si può reagire altrimenti. Il Po a quell’altezza assomiglia ad un enorme contenitore di Svelto Piatti. L’acqua raccoglie le acque di Torino, con tutto ciò che comporta, compresa pare, una certa quantità di cocaina, da segnare un discutibile record, pare.

Eppure un sognatore, un Albatros, forse un po’ confuso da hashish a assenzio goffamente aveva cercato di spiccare il volo, di stagliarsi nel cielo su Torino al di sopra di queste torbide acque..

La Metafora (si conceda la maiuscola) sostituisce “pisciare dondolando pericolosamente sulla riva, ignorando molte altre latrine naturali o artificiali decisamente più sicure”. Finendo così per bagnarsi anche l’uccello, per restare in tema ornitologico.

Il nostro Eroe, il nostro Tristram di quella serata, aveva forse scorto qualcosa di più profondo in quelle acque verdi, orgoglio poco giustificato dei padani, un rapido guizzo, un lontano canto.

Ecco che Tristram diventa Ulisse, ecco le Sirene nel fiume Po, probabilmente quelle stesse che hanno permesso al nostro amico di tornare a riva, prendendo il suo cellulare come pagamento, lasciondoli i sogni..

el π