60a Cartolina. Non è l’America, ma ci si prova lo stesso.

19 ottobre, 2010

I trend della politica USA si riflettono, per forza di cose, in tutto il mondo occidentale. Restano ancora oggi fonte, più o meno appropriata, di ispirazione per il frammentato scenario politico europeo. Gli USA: la grande democrazia. Una realtà ancora centrale negli equilibri culturali del mondo, forse meno di un tempo, ma che resta capace di attrarre. Un potente potere simbolico, ispirante, dato anche dai grandi numeri che coinvolge, in tutti i sensi.

Il movimento Teocon, o Neocon, si è riflesso in Italia per almeno i cinque anni del Berlusconi II-III, ovvero dal 2001 al 2006. Esponenti diventati di rilievo come Marcello Pera, Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti, nel loro piccolo Antonio Socci e Magdi “Cristiano” Allam. Tutti scomparsi, spentisi come lampadine quando la dinamo culturale, che vedeva nel binomio Bush – Cheney la sua calamitona interna (c’è una calamita nella dinamo, vero?), si è smagnetizzata nel gennaio del 2009.

Allora arriva Obama e di botto gli americani dicono «yes, we can». Hanno concorso due guerre vinte in pochi mesi, rivelatesi poi non vinte: succede con le guerre. Di conseguenza c’è stato il fatto che i soldati americani in Iraq e Afghanistan morivano come.. soldati in Iraq e Afghanistan. Poi c’è soprattutto tanta politica interna. Semplificando molto: nel 2008 inizia una crisi economica senza precedenti che parte dai mutui delle case californiane e investe tutta la finanza americana e poi mondiale. Chi è al governo da 7 anni, ovvero l’elefantino repubblicano, ne paga le conseguenze.

Politicamente Obama promette una riforma della sanità: messaggio che fa presa su una massa di neodisoccupati americani che cominciano ad avere problemi con la loro polizza assicurativa. Ma c’è di più: nella democrazia americana del terzo millennio il senatore di Chicago “buca lo schermo”. Impiego massiccio di nuovi media, capacità senza precedenti di attrarre finanziamenti (cruciale per un sistema elettorale piuttosto oligarchico), squadre di agguerriti giovani obamiani, sostegno delle élites dell’intrattenimento, entusiasmo per una figura di un presidente nero: una novità. Barack Obama batte prima Hilary Clinton, ostacolo sulla carta insormontabile, poi liquida il senatore repubblicano John McCain.

In Italia Walter “è difficile è possibile” Veltroni vede Obama e ci si butta a capofitto, ma fa la fine di Tony Blair o, peggio, di Gordon Brown. Nel frattempo, nel tavoliere delle Puglie, c’è Nichi Vendola. Definito “solo contro tutti” dai Democratici, per due volte alle primarie di coalizione del centro-sinistra batte un certo Francesco Boccia (che per evidenti meriti sul campo diventa responsabile all’economia del PD) e poi, alle elezioni regionali vere e proprie, liquida prima il ministro Raffaele Fitto e dopo una sconosciuta propagazione di quest’ultimo.

Avviso: ok, il paragone che fa qui capolino è azzardato, per proporzioni e in buona misura per qualità umane.

Però una certa similitudine, nelle dinamiche, c’è. Vendola: impiego massiccio di nuovi media, capacità di catalizzare consensi in una regione non facile, squadre di agguerrite “fabbriche di Nichi”, simpatie, o almeno non ostilità, delle élites culturali, curiosità per la figura di un “poeta filosofo” cattolico di sinistra e omosessuale: una novità.

C’è chi dice, pareri autorevoli come Marco Travaglio, che Vendola è come Berlusconi. Forse però è lo stato confusionale, anche sul significato delle cose, nel quale versa l’Italia a creare un misunderstanding. La comunicazione, di per sè, non è nè buona nè cattiva. L’accostamento del marketing alla politica non nasce con Berlusconi e non ti rende automaticamente come lui. Altrimenti il WWF è come la Shell.

Altra critica, più puntuale, riguarda il presunto “leaderismo” del governatore pugliese. Bisogna chiedersi però quanto sia inappropriato il “leaderismo” in un sistema elettorale che da 16 anni, abbastanza in barba alla costituzione, prevede l’indicazione di un leader. O meglio: perchè imputare a Vendola una tendenza per anni foraggiata da tutto il panorama politico?

Beninteso, questo post non nasce per “spingere” Vendola, non saprei neanche dire se e perchè sia meglio di Bersani, non me ne importa neanche tanto. Poi, c’è da dire che il centro-sinistra, nelle migliori ipotesi, è dietro di 6-7 punti. SEL è un partitino, il PD fatica, l’IDV è ben distante dai consensi della Lega. Si aggiunga anche che l’Italia non è un paese per bipolarismo, men che meno per bipartitismo: la vocazione maggioritaria di Veltroni, senza neanche permettere le correnti interne, è quasi più follia che utopia.

Ancora meno un paese per “leaders”. Si pensi a Berlusconi, che entra nel ’94 in politica come l’uomo più potente d’Italia, anche se allora nessuno, compreso lui, lo sapeva. Il sistema della leadership l’ha importato lui, ma senza troppe obiezioni dell’altra parte: il segretario del PCI, infatti, è sempre stato un po’ “leader”, molto più che nella DC. In questi dieci anni in cui ha governato con la destra l’imprenditore continua a sbattere il muso con la realtà: questo sistema gli permette di restare a galla, di evitare i suoi problemi personali, ma di volare al di là del bene e del male come lui vorrebbe no. “Lacci, cavilli e lacciuli” detti anche democrazia parlamentare e divisione di poteri.

Nel frattempo Obama va verso le elezioni di medio termine. Sul suo versante i senatori democratici più “Liberal” gli hanno già dato il filo da torcere sulla riforma sanitaria. Nel lato repubblicano è il momento dei “Tea Parties”, formazione che cresce in aperto contrasto con l’establishment del partito stesso: no tasse, no stato, Obama visto come un terrorista musulmano, un razzista verso i bianchi, insomma il male assoluto. Il movimento verrebbe dal basso, ma il cappello di Murdock (proprietario della FOX) e di Sarah Palin (volto nuovo dei vecchi Teocon) comincia ad apparire vistoso. In Italia è già pronta una versione, momentaneamente dal sapore un po’ cialtronesco, e già cominciano i paragoni tra la governatrice dell’Alaska e Daniela Santanchè.

Insomma, preparate i pasticcini.

Lp

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