57a Cartolina. Svegliati, Google sta lì per Quello. (Seconda Parte)
6 luglio, 2009
Vi ricordate di McGyver?
Le vicissitudini di questo eroe USA anni ’90 lo obbligavano costantemente a dover costruire ogni tipo di ordigno / macchinario / invenzione utilizzando materiale di fortuna.
Sembrerà strano, ma il lavoro a cui è costantemente sottoposto lo studente medio italiano presenta delle enormi similitudini.
Le modalità con cui si concepiscono i compiti in classe o l’esame di stato mi hanno sempre colpito per lo scollamento da ogni possibile e probabile situazione reale.
Riferendosi al discorso delle nuove tecnologie, che ho scelto di porre alla base di questo multipost, mi colpisce profondamente come si scelga, al solo scopo di non spendere denaro publico, di utilizzare la scrittura a mano.
I processi mentali che vengono coinvolti scrivendo a mano sono lontanissimi da quelli di una macchina da scrivere e da quelli di un PC.
Provare per credere, niente è meglio della pratica per comprendere questo campo.
Cambia tutto: la differenza più vistosa sta nell’organizzazione dei periodi. Poi, cambiano i tempi (di scrittura, ma anche verbali), il lessico; vengono stravolte anche le modalità di revisione del lavoro svolto. Siamo davvero su due pianeti distanti.
Ora, non prendete queste considerazioni come un pregiudizio tout court modernista verso la scrittura a mano.
Davvero, il discorso è un altro: vi chiedo semplicemente di considerare la realtà lavorativa e produttiva della nostra società.
Quale giornalista, saggista, scrittore professionista scrive i suoi lavori a mano? Al di fuori di alcune personalità, che con cognizione di causa, fanno una scelta ragionata e in qualche modo artistica in questa direzione, nessuno.
La scrittura è, per l’appunto, coscienza. Coscienza di quello che si sta scrivendo, del proprio stile, dei propri limiti, dei propri eccessi. La scrittura è una continua scelta ragionata.
In mancanza di queste considerazioni la scrittura a mano nelle scuole superiori (e spesso anche universitarie) è solo un obbligo arcaico, miope e dettato dalla (voluta) mancanza di denaro. Chi scrive deve poter scegliere e deve avere i mezzi culturali per farlo, oltre a quelli per poi realizzare la propria scelta.
L’altro grande problema riguarda le fonti.
Arrivo subito al punto: i compiti in classe devono essere svolti con il manuale, gli appunti personali e un motore di ricerca internet a disposizione.
Anche qui vi propongo una trasposizione nel reale.
Se un professionista di qualunque genere lavorasse senza avere sotto mano strumenti di lavoro e/o fonti lo si considererebbe un idiota.
A cosa serve, dunque, quell’inutile sfoggio mnemonico a cui gli studenti medi sono sottoposti?
Davvero per svolgere un compito di fisica (perchè il discorso è applicabile non solo alle materie umanistiche) bisogna memorizzarne le formule?
E’ nella pratica che un professionista impara le cose, è con la costante frequentazione dei propri mezzi di lavoro che impara, col tempo, a farne a meno.
Questo, perciò, non significa che debba costantemente esibirsi in spettacoli mnemonici da fenomeno da baraccone.
Questo modo di testare le capacità dell’alunno, basato sulla quantità, appiattisce anche le capacità della classe insegnante.
Facile confrontarsi con le mere categorie di “giusto” e “sbagliato”. Molto meno facile sarebbe confrontarsi con delle produzioni ragionate, derivate da una profonda esegesi. A quel punto, ci si troverebbe a dover giudicare la capacità dello studente di rapportarsi alla somma della conoscenza umana, che è un processo molto più complesso (per tutti). Tra parentesi, questo rapportarsi è il costante lavoro dell’essere umano.
Il metodo di insegnamento italiano deprime gli insegnanti capaci ed esalta la mediocrità. Il fatto che negli ultimi 10-15 anni si sia tagliata ogni possibilità di confronto tra chi insegna e il mondo accademico da cui proviene (corsi di aggiornamento) di certo non aiuta. Anzi, va, credo con una certa perversa coscienza, in questa direzione.
Chi vuole restare al passo, deve farlo a sue spese, partendo dal fatto che non guadagna abbastanza denaro (qualcuno si offende al sentire questo tipo di motivazione, ed è ipocrita) per avere la volontà di farlo.
Il “saggio breve” e l’”articolo di giornale” (che hanno in allegato alcuni brevi testi da citare) vanno timidamente in questa direzione, ma non bastano. Peraltro molti studenti, influenzati dal trend generale dell’insegnamento ricevuto, tendono ancora a preferire il “tema” classico.
(Anche io ero così: meno sbattimento, scrivi quello che vuoi, te ne fotti di tutto il resto.. non riconoscete il processo mentale del pessimo giornalista?).
Il mio ex professore di storia e filosofia, che citavo nella prima parte di questo multipost, faceva svolgere i compiti con il libro, gli appunti e spesso permetteva di portarlo a casa.
Svolgendo il compito in classe si imparava di più di quando si studiava per il compito in classe.
Molti di voi penseranno che tutti avessero voti alti con questo metodo: sbagliato.
I 4 volavano. Ed erano 4 sinceri, reali, che facevano bene.
El Pì.
20 aprile, 2011 alle 2:32 pm
Today, I went to the beachfront with my kids. I found a sea shell and gave it to my 4 year old daughter and said “You can hear the ocean if you put this to your ear.” She placed the shell to her ear and screamed. There was a hermit crab inside and it pinched her ear. She never wants to go back! LoL I know this is totally off topic but I had to tell someone!