54a Cartolina. Anche al Mare, non Votare.

25 giugno, 2009

solita foto messa un po' a cazzoNon ho votato l’ultimo referendum. E stò da dio.

Fin’ora avevo votato di tutto, tranne Marco Carta nello scorso Sanremo ovviamente.

Ma questa volta ho detto “fanculo”.

Molti sono stati e saranno i ricami attorno a quest’ennesima bocciatura di un referendum. Io non credo a nessuno di questi.

Sia che si dica che il ricorso al referendum è storicamente ormai fallito, sia che si pretenda che sia tolto il quorum o che sia concesso quello propositivo.

Qualcuno mi ha detto che per coerenza bisogna sempre votare.

Sono stati molti in verità, in disaccordo poi col trend di astensione generale, ma mi rendo conto di non disporre propriamente di un campione di conoscenze fedele al sentire comune.

(Avete presente quando qualcuno si pone la domanda “ma come è possibile che la gente voti in massa Berluconi/Rollandin? Io non ne conosco nessuno..” tsk..).

Io credo che la coerenza sia solo quella col proprio modo di pensare.

Modo di pensare che è il seguente:

Referendum inutile —> Inutile votare.

Semplificabile in:

Cosa inutile —> Inutile farla.

Ribaltabile in:

Cosa utile —> Utile farla.

Ecceccecc.. ci siamo capiti, credo.

Se si fosse votato sull’abolizione della legge elettorale di Calderoli, forse l’affluenza sarebbe stata maggiore, per quel che mi riguarda sarei stato già lì con una tenda da campo prima dell’apertura dei seggi.

Pretendere che i mal informati e scarsamenti istruiti cittadini italiani si pronuncino su minuscole modifiche di alcuni aggettivi di questa legge, senza sapere poi effettivamente con certezza a che cosa avrebbero portato è francamente troppo.

Perciò non è stato bocciato il referendum, è stato bocciato QUESTO referendum.

Togliere il quorum/concedere tout court quello propositivo credo che sia una follia (dirò “tout court” ogni post, d’ora in poi).

C’è una ragione per cui la democrazia diretta non la usa più nessuno dai tempi di Pericle. Con buona pace di Mario Capanna e dei nuovi capannini.

Tra questi ultimi, per motivi nobili, hanno deciso, sbagliando a mio parere, di aggiungersi anche i Gallettisti nostrani.

I motivi nobili sarebbero quelli di riuscire a far passare senza quorum un referendum sulla legge elettorale regionale che risolva la questione delle tre preferenze, sistema che “offre pornograficamente il fianco a brogli elettorali, col metodo delle cordate”.

(Non sto dicendo che i partiti di maggioranza regionale li facciano, ma solo che se qualcuno VOLESSE, POTREBBE.. uff..)

Situazione locale a parte, io la trovo una follia.

Abbiamo già un premier che governa sui sondaggi, influenzati dall’onda mediatica/emotiva da lui stesso instillata nelle sue televisioni.

Non credo di drammatizzare: immaginate a quello che potrebbe passare, via referendum, se su TG5, Studio Aperto, TG1, TG2, TG4 ricominciasse, come è già successo, l’ennesima serie di “emergenza rOmeno che stupra”.

Provate ad immaginare come potrebbe essere utilizzato il referendum, dal punto di vista populistico, se si togliesse il quorum e se lo si rendesse propositivo.

L’Italia è stata fatta da decenni ormai, ma continuano a mancare gli italiani: intesi come una moltitudine di cittadini informati che sappiano cogliere quando un mezzo di informazione non svolge il suo lavoro correttamente. Che sia in grado di distinguere la realtà, la vera attualità, dalla propaganda.

Il referendum deve essere una reale presa di coscenza di un cittadino maturo e non un populistico manganello istituzionale, non un plebiscito.

Ora come ora, non ci sono le condizioni per questo e credo onestamente che siamo piuttosto lontani.

Nello stato della California, l’ottava economia mondiale, giusto un gradino dietro l’Italia, i cittadini si esprimono in referendum d’iniziativa popolare qualcosa come 10 volte all’anno.

Questo sistema, che da un lato garantisce sicuramente democrazia, dall’altro ha portato il governo del Golden State ad una situazione di paralisi, soprattutto ora che Terminator deve gestire il fatto di essere stati l’epicentro di questa attuale enorme crisi mondiale.

“Nel ’78″ infatti, “un referendum ha dato ai californiani una legge che fissa un tetto alle tasse di proprietà e limita le possibilità di aumentare le imposte. Da lì è cominciata la distruzione dello stato sociale”. (Rebecca Solnit per Internazionale)

Gli esempi, nella terra del sole, degli hippie e dello skate punk sono tanti e molti di questi, poco esaltanti.

Comincio a pensare (in realtà lo dico e ridico noiosamente da mesi) che la missione nel nostro paese sia prima di tutto culturale.

Se si affrontasse come si deve questo problema (e credo che i partiti politici in questo arrivino molto dopo) avremmo come prima conseguenza dei cittadini preparati e responsabili che voterebbero altri cittadini preparati e responsabili e la democrazia rappresentativa, storicamente l’unica plausibile, farebbe di certo un gran salto di qualità.

El Pì.

(Altre fonti: Joel Cotkin, NewsWeek)

2 Risposte a “54a Cartolina. Anche al Mare, non Votare.”

  1. donpiero Dice:

    Non commenterò l’astensionismo… in fondo non mi sento di criticare nulla di quello che dici. Per ora però resto pregiudizievolmente contrario all’astensionismo.

    Ciò detto mi barricherò dietro la becera richiesta di un’ortografia più attenta qualora decidessi di insistere con il rituale “tout court” :p

  2. cartolinedamarte Dice:

    Per quanto consideri l’espressione “tutto cortile” potenzialmente rivoluzionaria per la lingua francese, accolgo la tua doverosa obiezione.

    Il mio non è astensionismo “à prescindre” :D

    , ma limitato a questo particolare caso.

    Poi, vabbè, non si sa mai.. Non posso negare che mi sono trovato bene a restare a casa..


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