Quando ero un ragazzo pregavo ogni notte per avere una nuova bicicletta. Poi realizzai che Dio non funzionava in quella maniera, così ne rubai una e pregai per il suo perdono. (Emo Philips)

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Tre teorie chiave della fisica (la meccanica quantistica, l’inflazione cosmica e la teoria delle stringhe) vanno tutte in questa direzione. (Amanda Gefter, New Scientist)

La direzione è quella del Multiverso. In soldoni, oltre il nostro, infiniti altri universi.

Ho sempre pensato, da parte mia, che l’esistente fosse come una grande matrioska. A partire dagli atomi che ci compongono, continuando ai sistemi che ci circondano fino ad arrivare a dio sa dove. Per non parlare dell’inizio. Non siamo solo geneticamente miopi, non riuscendo a vedere oltre qualche stella vicina, ma anche molto presbiti, non riuscendo a vedere le parti più piccole della nostra materia.

“Dio” sta, per l’appunto, per “quello che non sappiamo”, ma anche per “idea dell’infinito che essendo noi, in quanto individui, piuttosto finiti ci sfugge di continuo, anzi delle volte manco ci sfiora”.

Leopardi diceva che Dio inventò il mare perchè, non riuscendo a spiegare agli uomini l’idea di infinito, cercava di lasciargli qualche indizio. Leopardi vedeva il rapporto tra uomo ed infinito come tragico e schiacciante nei nostri confronti.

Pascoli, quando immaginava il cosmo, cappottava.

Montale scrutava speranzoso negli indizi di quel “dio leopardiano” cercando la verità in quegli squarci sulla rete dell’esistente.

Io, dal canto mio, la vedo come una grande e continua lezione di umiltà.

Chiaro che di fronte alla multidirezionale vastità che ci circonda e ci compone, cose come scegliere che maglia mettersi prima di uscire perdono relativamente di significato. Anche il desiderio di avere una bicicletta nuova, lascia un po’ il tempo che trova.

Siamo piccoli, non siamo al centro di niente, non siamo il centro di niente, anche “centro” perde di significato (mi scuserà Casini).

Nichilismo, niente di nuovo.

Detto questo, distrutto tutto, si può costruire, si può indagare, siamo sette miliardi di teste, qualcosa, quando c’è impegno, salta fuori.

Contesto la religione e la sua idea di DIO (scritto tutto in caps come fanno i bambini maleducati nelle chat).

Il DIO religioso schizza tutto il gioco. DIO non è riflessione, ma limite. Metti DIO per avere più tempo per scegliere che maglia mettere prima di uscire. Paradossalmente quello che spesso è considerato più divino ci ancora a terra. Come gli albatros di Baudelaire. (a ridaje..)

Anche Hugo, al quale voglio bene, diceva: “con la preghiera costruiamo un ponte per passare l’abisso”, ma che cos’è quell’abisso? cosa lo abita? chi ci dice che non è lì che dovremmo stare?

Probabilmente Nietszche avrebbe detto: “la preghiera è un ponte che si protende sull’abisso” e a questo adorabile pazzoide mi sento più vicino.

L’idea del suono cosmico (l’Om) mi esalta, il fatto che tutto il cosmo risuoni di una nota profonda.

Per il resto, trovo che la scienza sia più divina della religione, sprigiona anche una maggiore capacità suggestiva, alla base di questo post.

Perciò, nel nuovo anno, ogni tanto, guardate le stelle, quello che vi circonda, ascoltate il suono del mondo, e rifletteteci su.

Buon anno, ragazzi e ragazze, buon anno.

El Pì.

37a Cartolina e 1/2. Ma PD..

19 Dicembre, 2008

Dal Grande Brainstorming.

Mai visto dei politici di sinistra andare così d’accordo con Vespa e con i giornalisti di Libero.

Elenco in maniera un po’ random quello che è emerso ieri sera da questo frappé di menti illuminate.

1. Di Pietro è il nemico. Un populista che ruba voti alla sinistra.

Il PD ha scelto di candidare Carlo Costantini dell’IDV per l’Abruzzo, per recuperare credibilità visto che l’intera giunta del PD era stata spazzata via dalle inchieste giudiziarie.

Comincio a pensare che questa fosse solo l’apparenza da dare agli italiani.

La verità è che se il PD fosse andato da solo e avesse preso il 19% che ha preso, con l’IDV al 15%, si sarebbe dovuto sotterrare.

Da qui, l’idea illuminante: “andiamo con Di Pietro, perchè se lo facciamo andare da solo rischiamo di farci dare una batosta, poi quando perdiamo con lui, diciamo che che ci ruba voti e che ci ha fatto perdere con la sua antipolitica“. <— altro termine del cazzo.

Questo per smarcarsi finalmente dall’ex PM e avere le mani libere per “riformare” assieme al PDL la giustizia.

Sembra fantapolitica, ma a sentire l’altro punto emerso nel proseguire di Porta a Porta prende una certa consistenza.

2. La giustizia va riformata. Le intercettazioni sono troppe. Prima di tutto va fatta una legge per limitarle.

“Questa è da portare a casa il più presto possibile, eh?” Vespa ammiccava nell’assenzo generale, parlando di limitare le intercettazioni.

“Siamo il paese col più grande numero di intercettazioni, bisogna fare qualcosa” rimpallava Polito.

Invece di chiedersi se l’alto numero di intercettazioni non sia dovuto ad un alto numero di corruzione, come le cronache, dal ‘92 ad oggi fanno pensare.

Questi fanno gli americani, fregiandosi di Obama, che sta ad anni luce dall’Italia. Dimenticano forse che negli Stati Uniti oltre alle intercettazioni ci sono anche i “provocatori” di reato. Se un giudice ha il sospetto che un politico sia corrotto, gli manda un agente FBI camuffato che cerca di indurlo a commettere illegalità, ad esempio proponendogli mazzette, per poi incriminarlo.

Per non parlare della riforma della giustizia.

Di che riforma si parla? Perchè ai cittadini interessa solo che questa sia snellita dalla burocrazia e più veloce. Siamo sicuri che PDL e PD abbiano solo questo scopo in mente? Staremo a vedere.

Inutile dire che prestandosi ad una riforma che vada a toccare gli equilibri della magistratura il Pd si suiciderebbe di fronte al proprio elettorato, ma i vertici non sembrano accorgersene.

Anzi, alcuni danno l’impressione che se potessero governare senza elezioni ed elettori (vedi D’Alema) sarebbe ancora meglio.

E qui arriviamo alla fine.

Storia del PDS/ULivo – DS/Margherita – PD.

Sono anni ormai che grosse fette dell’elettorato del centro-sinistra manifestano intolleranza verso i propri rappresentanti, questi da anni non solo ignorano questi segnali ma sfoderano le più fantasiose opposizioni nei confronti di questi rigurgiti. I frasari li ricordiamo, cose tipo “x è un boomerang per la sinistra” dove per x sta chiunque non stia col comandante in carica.

Per non parlare dei soliti giornalisti da Corriere della Sera (non quelli ai quali vengono tolte le inchieste mentre seguono why not, gli altri) con i loro continui “populismo, antipolitica blablabla, ricatto opportunista blablablabla giustizialista, cavalcare il popolo (scemo) blablabla..”

Dai girotondi, al popolo di Grillo, all’IDV, questi sono diventati viavia i più acerrimi nemici per il PD. “Nemici” che nascono però ogni qualvolta l’elettorato si rende conto che non vi è una vera e propria alternativa al berlusconismo.

Provate a pensarci. Tutte le volte che è stato candidato un membro dell’attuale PD, da Occhietto a Rutelli a Veltroni, il centro-sinistra ha sempre perso le elezioni. Altro che dare la colpa all’IDV.

Con Prodi, un uomo al di fuori di certe logiche di partito e per questo costantemente indebolito e bersagliato dal partito stesso, si è sempre vinto.

Dulcis in fundo (stavolta sono stato lungherrimo, ma la questione meritava) l’ultima dichiarazione del ministro ombra per lo sviluppo economico Paola Merloni, altra mente illuminata di provenienza Margherita: “Dietro queste inchieste (quelle sulle varie giunte PD) c’è Di Pietro, l’unico che ci guadagna: forse la magistratura ha scelto l’Idv come il nuovo referente”.

A questa dichiarazione fa eco una simile di Cossiga ed è dire tutto.

Balza agli occhi immediatamente come i dirigenti del PD siano le principali vittime delle strampalate teorie di Berlusconi sulla magistratura rossa e politicizzata. Del resto, se vi ricordate bene, il PCI smise di esserlo e divenne PDS, togliendo poi la falce e martello dal simbolo soprattutto perchè incalzato da Forza Italia che parlava dei crimini di Stalin, con i quali nessuno in Italia aveva un cazzo a che fare. In pratica, sono gli unici a credere realmente alle sparate del Presidente del Consiglio.

Perciò concludo citando me stesso (lo so che non si fa, ma puppa), quello che dicevo in tempi sospetti, ma un po’ meno sospetti: “Non c’è solo Berlusconi, c’è tutto un sistema che lo sostiene, non si può combattere il primo, senza neutralizzare anche il secondo. Il PD fa parte dello stesso sitema di Berlusconi. Adesso che c’è tempo, 5 anni, possiamo provarci.”

El Pì.

Oscuri Presagi.

Qualche anno fa, credo fosse la primavera del 2005, dovevano esserci le primarie per scegliere il candidato alle elezioni del centro-sinistra.

La sera prima dell’elezione, tornando a casa dal Trucker (un bel locale a Villeneuve), mi schiantai ai 90-100 km all’ora contro un muro e la mia povera Saxò andò a fuoco. Fui accompagnato a casa con la volante.

Il giorno dopo non andai a votare.

Il 14 ottobre del 2007 ci furono le primarie costitutive del Partito Democratico.

La sera prima dell’elezione, andando al Jive (un pessimo locale a Sarre), mi fermò una volante etilometrodotata, ritirandomi per la prima e non ultima volta la patente di guida.

Il giorno dopo non andai a votare.

Comincio così a credere nel destino e nei suoi più oscuri presagi.

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Il Partito delle “Etichette”.

In questi ultimi giorni, dalla finestra catodica sugli italiani e dai quotidiani, ha cominciato ad affacciarsi  il vero volto del Partito Democratico.

A mio parere personale, è peggio di quello che ci si poteva aspettare.

Ieri, a Porta a Porta, i (pochi) telespettatori hanno assistito all’ennesimo colpo di reni contro il parere dei cittadini, operazione maliziosamente ammantata di democrazia e di “riformista” novità.

Mi spiego meglio, va.

Presenti in studio i sindaci PD del “partito del nord” (Chiamparino e Cacciari), quello di Firenze, il vicedirettore di Libero, un certo docente di Bologna, tale Panebianco e ultimo, ma non meno importante, Antonio Polito.

Antonio Polito è il nuovo e raggiante volto del giornalismo filo-PD, ex senatore della Margherita si è poi parzialmente allontanato dal partito dopo l’alleanza con Di Pietro, che in una dichiarazione al Quotidiano Nazionale paragona a Cesare Previti. Sì, avete capito bene.

Dirige il giornale “Il Riformista” e il nome dice tutto.

“Riformista” è una di quelle etichette che va sempre bene autoaffibiarsi, come “liberale” e “garantista”, che vogliono dire tutto, ma semplicemente non vogliono dire niente.

Mi piace immaginare Polito che si presenta ad un Comune Cittadino.

P: “Piacere sono il Riformista”

CC: “Chi?”

P: “Il Riformista!”

CC: “Ahhhh! Piacere Stocazzo.”

El Pì.

continua

All’ordine del giorno, i “disastri” del maltempo.

Studio Aperto parla quasi unicamente di pioggia, il TG1 risponde dedicandoci i primi due servizi di apertura.

Della serie, quando uno non ha niente da dire comicia con:

“certo che fa propri umido oggi, in Centro Italia la pioggia ha allagato un sacco di cantine, ha visto quelle due navi incagliate sotto un ponte che i vigili del fuoco hanno dovuto far brillare? è da tempo che non ricordo un inverno così, dal 56, il livello dell’acqua quell’anno fu molto alto, sul muro del Fatebenefratelli ci misero anche una targhetta, ah, Berlusconi vorrebbe modificare la costituzione e ti ho detto di quel pazzo ubriaco che in Brianza ha messo sotto metà paese, spaventando l’altra metà? Stavano per linciarlo, bene avrebbero fatto. Chiuderlo in cella, buttare la chiave, allagare la cella dovrebbero, non si può? Dovrebbero cambiare la costituzione..”

E così via.

Fino ai servizi-tette, che restano saldamente la parte più culturale e di approfondimento di molti telegiornali.

Ma queste cose le dico più o meno sempre.

Perciò pensavo di parlare di Brunetta e dell’ultima sua idea, quella di far lavorare le donne fino ai 65 anni come gli uomini.

Ora io non ho nessuna posizione forte in merito, ma ne contesto alcune obiezioni.

Molti dicono che le donne devono lavorare di meno, perchè alla fine delle loro giornate lavorative devono occuparsi di figli e casa.

Capisco che per molte donne questa sia una dura realtà, ma d’altra parte mi chiedo: “E i padri?”

Che cazzo fanno? Possibile che solo le donne si debbano occupare di casa e figli? Non ci vedete un maschilismo di fondo in tutto ciò?

Queste domande portano però, in seconda battuta, ad avvalere la tesi degli oppositori di Brunetta.

Ci vuole Welfare, se vuoi pari diritti. Devi dare diritti, se vuoi cambiare le cose, devi mettere le mani al portafoglio Italia e sovvenzionare maternità ed allattamento.

Di più. Se vuoi che anche il Welfare sia paritario, devi concedere anche sovvenzioni per la paternità, come in Germania, di modo che la coppia decida chi deve stare a casa ottenendo gli stessi vantaggi.

Magari si fa un figlio a testa, no? Potendolo scegliere con la serenità che ha un cittadino che paga le tasse e che se ne riappropria nel momento del bisogno.

Allora a questo punto si suole dire: “ma col debito pubblico che ha l’Italia, non ci si può permettere il Welfare dei paesi del nord”.

Falsità, se si cominciassero a tagliare i costi della politica, a perseguire l’evasione fiscale come si deve, ad abolire le province come si era promesso da ambo le parti e a riversare il denaro recuperato su un vero sviluppo organico e non su faraoniche cattedrali nel deserto, molte cose si potrebbero fare in questo paese.

A sentire qualcuno sembra che sarebbe più facile mandare Lorenzo Cherubini sotto il parlamento di Bruxelles a cantare “CANCELLA IL DEBITOOOO, CANCELLA IL DEBITOOOOOO..

Altro che Africa..

Faccio la mia personale obiezione al Ministro Brunetta: siamo sicuri che questo sia il momento economico giusto per allungare l’attività lavorativa ad una qualunque categoria, dato che già molti giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e molti altri, precari, vengono licenziati?

Intervento da vero sindacalista, sì. Che assomiglia molto a quello della Polverini dell’UGL, quel sindacato che (pare) menta sul suo numero di iscritti per poter dichiarare di essere uno dei principali sindacati italiani e sedersi al tavolo assieme a quelli che lo sono davvero, col silenzio di tutti i giornali. (fonte Report)

Che onore.

EL Pì.

Per la cronaca, le persone travolte dall’auto del giovane brianzolo si trovavano in mezzo alla strada.

Sempre per la cronaca, una volta fermato il ventenne ha fallito l’alcol test, motivo per cui probabilmente non beneficerà di nessuna attenuante.

Perciò, per esperienza personale, mi sento di dire a chi mi legge di non guidare mai ed assolutamente mai dopo aver bevuto anche solo qualche bicchiere perchè qualunque cosa possa succedere, per quanto ci siano circostanze che possano giustificare anche largamente il fattaccio commesso, se si supera lo 0,50 di tasso alcolico, queste non valgono più una sega.

E si finisce dentro, da vero delinquente.

Ma perchè i Democratici di Sinistra stanno con l’Union?

Questa era la domanda che, con quel tipico candore infantile, solevo rivolgere ai miei interlocutori più adulti.

Al che, mi si provava a dare una risposta.

Bah, sai, l’UV ha le sue radici nella lotta contro i fascisti, che erano dei cattivoni. Quindi l’UV è una forza di sinistra. Anche i DS (o PDS, non ricordo cos’erano ai tempi) sono una forza di sinistra, quindi, forse, sono amici.. Vabbè, noi nel dubbio, non votiamo per nessuno dei due. Se poi vincono loro, pace. Poteva andare peggio, no?

No?

Come analisi politica faceva un po’ acqua. E io bambino, che viveva di vignette di Charlie Brown e iniezioni endovena del pirata Santoro (tragicamente proiettato a televisori unificati) crescevo col dubbio.

Ok ok, la smetto di menarmela nel tentativo di farvi pensare “ma guarda com’era già intelligente da bimbo”.

La smetto.

Allora uno cresce e comincia a vedere le cose come stanno.

Cominci a sentire le prime “storielle”, su quel presidente là, su quell’altro assessore, su quello che ha fatto la telefonata a quell’altro e che ora ha ricevuto questo in cambio di chissà cosa, su Tizio che ottiene quel posto senza concorsi o con concorsi strani, su Caio (noto intrallazzone) che non si sa come prende tutti gli appalti..

E così via. Storielle, per carità, ma tante, ah se tante.

Poi arrivarono le inchieste, qualche condanna, presunte riabilitazioni, presuntuose quasi.

Niente di clamoroso (tranne una condanna a 16 mesi per abuso d’ufficio per favoreggiamenti in appalti, fonte wikipedia), e poi niente di così accertato e accertabile da poter dire “NOME e COGNOME ha fatto questo questo e quest’altro”. Resta doveroso dire però, che certe cose in una valle piccola piccola come la nostra si sanno, ah se si sanno.

Poi c’è il nostro sistema elettorale a tre preferenze, del quale ho parlato nella sesta cartolina e mezzo, che offre quasi pornograficamente il fianco ad un pauroso sistema di scambio di voti.

Ora non posso, non voglio, non devo dire che questo avvenga, anche perchè le querele arriverebbero, ah se arriverebbero. Rimane il fatto che se uno volesse fare scambio di voti, avrebbe vita facile.

E poi ci sono altre “storielle”, quelle dei delegati di alcuni partiti che si presentano ai seggi e tirano linee sui loro taccuini. “Storielle”, niente di dimostrato, ci mancherebbe.

Alla luce di questo, uno si chiede, non sarebbe il caso che un partito di sinistra (adesso si chiama PD ed è meno di sinistra), che storicamente si è posto anche verso se stesso le cosidette “questioni morali”, cerchi di emanciparsi dalle ombre del sistema dominante della politica valdostana? Magari creando un’alternativa più trasparente a quella dell’Union, come ci si era prefissati nelle primarie?

Pare di no.

La Veltronite (morbo che causa morbidità nei confronti di quelli che dovrebbero essere gli avversari politici, almeno secondo gli elettori) che degenera nella Dalemite (morbo che causa tendenza ad innamorarsi di quelli che dovrebbero essere gli avversari politici, in una sorta di sindrome di Stoccolma) pare aver infettato anche il PD valdostano. Così, almeno, sembra emergere, dagli ultimi post del blog del signor Calì (lui è quello che denuncia, non quello che si innamora).

Un post piuttosto lucido e chiarificatore che pare aver avuto un buon successo di click e che quindi vi rimbalzo.

Chiudo, da buon militante IDV, dicendo che se ci fossero più Calì e più Zoro nel PD, la fusione promessa prima delle elezioni, l’avremmo fatta di corsa.

El Pì.

34a Cartolina. W la Squola

5 Dicembre, 2008

“Invece di guardare i video di questa prestafaccia degli interessi dei privati, andate a guardarvi quelli di Di Pietro, che da anni informa i cittadini su youtube, senza aver bisogno di andare a menarsi il torrone in televisione con una compiacente Safiria Leccese”

Bannato.

Neanche la possibilità di replicare data ad altri, ai quale il commento è stato cancellato (parlo di decine e decine di commenti più equilibrati del mio, nell’ultima ora).

Peccato, avevo già collezionato cinque pollicini in su, di quelli che aumentano la propria autostima.

Ma la rete è grande, non è Studio Aperto, motivo per cui tutto il dissenso (talvolta costruttivo, talvolta volgare) emerge nei video correlati che ripropongono quello del ministro Gelmini senza censurarne i commenti.

Oltre che nel rating del video, impossibile da falsificare.

Paradossalmente poi la richesta di dialogo con i cittadini arriva a giochi fatti.

Dopo aver scritto “una riforma che non è una riforma che tocca l’università alla quale chi protesta non capisce perchè protesta perchè manovrato dalle sinistre o forse perchè frequenta l’università pubblica italiana ed è complice dei rettori baroni eccecc..” e via così con il solito frasario / muro di gomma al quale da anni ci ha abituato il P2/Forza Italia/Cdl/Pdl (per rispolverare un evergreen del nostro premier).

Una serie di stangate alla già traballante istruzione pubblica.

Sempre in tema di paradossi, da una parte la scelta di youtube, promossa sul telegiornale di Italia 1, il quale a sua volta ne fa ampio uso per i suoi “servizi”. Dall’altra, la causa intentata da Mediaset nei confronti dell’azienda di Google per violazione del copyright.

Certo, si può in parte obiettare che Maria Stella Gelmini non sia Mediaset. Liberi di farlo. Se siete così sottili da cogliere le sfumature e capire dove finisce un interesse e dove comincia un’altro nella coalizione del Popolo della Libertà, siete liberi di farlo.

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Ieri guardavo Santoro. Bella puntata. Leggera, ma con continue immersioni.

Oltre ad avere realizzato di amare Norma Rangeri, del manifesto, ma con il corpo di Belen Rodriguez (si perdoni il mio gretto materialismo maschilista), ho trovato uno spunto interessante.

Dei ragazzi dell’”onda” (termine già svalutato dai soliti feticisti delle parole, i giornalisti) si lamentavano delle 150 ore.

Cosa sono?

Tu paghi 2000€ (nel mio caso, per farvi un esempio) di tasse universitarie all’anno e in più per avere 10 crediti devi lavorare 150 ore per l’accademia come segretario, usciere, umidifica francobolli, in pratica impiegato congenito da sottoscala, senza essere pagato.

Pur di non assumere, ci si inventa di tutto. Questo è il livello delle università italiane. Questi lavori vengono spacciati come “tirocinio, stages”, ma in raltà sono lavori di segreteria che dovrebbero essere fatti da segretari qualificati. Anche perchè alcuni fogli che passano sotto le mani di svogliati studenti/schiavi, sono piuttosto importanti.

Come fare per ribellarsi? Non fare le 150 ore. Fare 2 esami di più.

Famose na cultura.

Allo studente quello che è dello studente, al segretario quello che è del segretario.

El Pì.

Che dire? Che fare?

Circondato dal mutismo generale dei blog dei vari miei commoventi coetanei e corregionali, mi impongo di scrivere qualcosa.

Il fatto è che quando non scrivi da un po’ ti si accavallano tanti argomenti da trattare, il che fa passare la voglia.

Ma ho una soluzione.

Fottersene.

Parlerò quindi di me e di quella volta che mi sono tesserato all’Italia dei Valori.

- Perchè?

Questa è stata la prima domanda postami nella piccola sede IDV aostana al momento del tesseramento.

La prima di una lunga serie di domande alla quale ancora non so rispondere.

Mi ricordo che fin da piccolo ho sempre seguito la politica e che la questione di Mani Pulite mi colpì molto. Anche la figura di Di Pietro, la sua gestualità da teatro popolare, la sua meridionalità, l’immediatezza..

Qualcosa bisognava pur dire.

- Diciamo che Di Pietro per te è un po’ un mito allora.

Mi disse una signora presente.

- Porca puttana.

Pensai.

Nella mia mente potevo vedere Fat Mike ridere di me.

Non mi ero mai posto l’idea di avere un mito.

- I ain’t no fucking herooo

Mi canticchiavo nella testa.

Anche perchè, detto fra noi, la parola stessa mi evoca ricordi che mettono i brividi.

Poi (tipo, 10 minuti fa) ho deciso di trascendere.

Ho deciso che è stupido e immaturo storcere il naso di fronte alle etichette alle quali, facendo un passo del genere, per forza di cose, ci si espone.

O peggio, entrare in un’istituzione con un atteggiamento di diffidenza o di inadeguatezza nei confronti della stessa.

In fondo, l’importante è avere qualcosa da dire.

Del resto e per concludere, come dice il poeta

If you think that punk rock doesn’t mix with politics, you’re wrong.

El Pì.